PHOTO
Il ritorno all’atomo in Italia è legge. Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile già approvato dalla Camera lo scorso giugno. Il provvedimento, presentato dal ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, affida al governo il compito di costruire il nuovo quadro normativo: dodici mesi per adottare i decreti attuativi e altri 24 per eventuali correttivi.
Come 15 anni fa
“La legge delega già dal titolo fa promesse irrealizzabili – denunciano in una nota congiunta Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf e Kyoto Club -: il nucleare sostenibile, infatti, attualmente non esiste, anzi il titolo colpevolmente svuota di significato l’aggettivo sostenibile. Il nucleare disponibile oggi è pressoché lo stesso disponibile 15 anni fa, quando venne bocciato per la seconda volta in un plebiscitario referendum popolare”.
Il voto del parlamento arriva infatti a 15 anni dal referendum che nel 2011 ha bloccato il tentativo dell’allora governo Berlusconi di riavviare la produzione. E a quasi 40 anni dal referendum abrogativo con cui gli italiani nel 1987 dopo il disastro di Chernobyl dissero no all’atomo con un voto che sancì la chiusura progressiva delle centrali sul nostro territorio e la nascita della società Sogin per lo smantellamento degli impianti.
Piccoli reattori
Entrando nel dettaglio, la nuova normativa non approva la costruzione di una centrale o di un reattore, ma definisce il quadro giuridico entro il quale saranno valutati in futuro singoli progetti e tecnologie. Secondo quanto dichiarato dal ministro Pichetto, le nuove centrali saranno terminate nel 2033 o 2034 e non saranno come quelle chiuse a fine anni Ottanta, ma reattori piccoli, gli small modular reactor (Smr), gli advanced modular reactor (Amr) e i microreattori.
Non disponibili in commercio
“Il testo richiama la neutralità tecnologica all’interno delle tecnologie nucleari – proseguono Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf e Kyoto Club -, un’ulteriore mostruosità che lascia campo libero all’esecutivo e conferma come i richiami ai reattori modulari, oggi non disponibili in commercio, siano solo un artificio retorico per far passare l’idea che ‘piccolo è più pulito’, quando tutte le analisi tecniche dicono esattamente il contrario: i piccoli reattori moltiplicano i problemi, compresa la produzione delle scorie, e i costi, nonché i problemi di sicurezza. Il nucleare non risolve nessuno dei tanti problemi che oggi l’Italia ha di fronte, nel mezzo della seconda crisi energetica negli ultimi quattro anni”.
Non servono ad alleggerire le bollette
Con la legge appena approvata il governo Meloni punta quindi su centrali costosissime che non danno alcuna risposta all’attuale caro bollette. Gli Smr sono motori chiusi in un tubo d'acciaio, costruiti in fabbrica e trasportati in centrale, piccoli reattori tradizionali a fissione, raffreddati ad acqua: ogni modulo produce dai 100 ai 400 Megawatt.
Al momento ne esistono alcuni prototipi in Cina e in Russia, uno è in costruzione in Canada. Ma sono ancora in fase sperimentale: i produttori contano di metterli sul mercato nella prima metà del prossimo decennio. Nel frattempo, da noi famiglie e imprese non riescono a sostenere il costo dell’energia.
Costi elevati
Senza contare che il progetto cinese Shidao Bay 1 è risultato più costoso del 200 per cento quando è entrato in funzione, ben 16 anni dopo il suo annuncio iniziale, mentre i due piccoli reattori galleggianti realizzati in Russia hanno superato il 300 per cento del budget previsto in partenza.
La Ieefa, Institute for energy economics and financial analysis, nel 2024 ha sostenuto che i piccoli reattori nucleari modulari “sono ancora troppo costosi, troppo lenti da costruire e troppo rischiosi per svolgere un ruolo significativo nella transizione dai combustibili fossili nei prossimi 10-15 anni”. Da allora non molto è cambiato.
Scorie e uranio
“Nella legge delega si riprende ex novo la gestione delle scorie derivanti dalle centrali nucleari chiuse nel 1987 – aggiungono le associazioni ambientaliste -, quasi a coprire l’incapacità di gestire e decidere, pur avendo impegnato enormi risorse e avviato molti percorsi. Rispetto a 15 anni fa un elemento è cambiato, la situazione geopolitica: certamente oggi, ancor più di ieri, dotarsi di potenziali e rischiosissimi obiettivi sensibili disseminati sul territorio non appare affatto saggio”.
Infine c’è la questione del combustibile: le centrali grandi o piccole che siano, per funzionare richiedono l’impiego dell’uranio che l’Italia non produce. Al momento la Russia ha la leadership mondiale.
Ancora una volta, anziché puntare sulle fonti rinnovabili, come scienziati, ricercatori ed esperti chiedono, considerato che queste possono arrivare a coprire l’80 per cento del nostro mix energetico, ci esporremo a un’altra dipendenza da fornitori stranieri, anche in questo caso poco affidabili.






















