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Un operaio di 21 anni, Antonio Coletta, ha perso la vita in seguito a un incidente sul lavoro avvenuto a Marcianise, provincia di Caserta, in un cantiere stradale dove erano in corso lavori per la posa della fibra ottica; il giovane lavoratore sembra sia stato investito da un bobcat in fase di manovra. Sul posto i poliziotti del Commissariato e il personale del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Caserta per le indagini.
Cgil: “A Caserta il lavoro continua a uccidere. Ora basta parole: servono controlli, prevenzione e responsabilità”
“Oggi, a Marcianise, un giovanissimo lavoratore ha perso la vita. Aveva 21 anni. Un'età nella quale si dovrebbe avere davanti tutta la vita, non una morte sul luogo di lavoro. Saranno le indagini a ricostruire con precisione quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità. Ma c’è una cosa che sappiamo già: un ragazzo è uscito di casa per andare a lavorare e non è più tornato”. Con queste parole inizia il comunicato di cordoglio e di rabbia della Cgil provinciale.
“È questo il punto da cui dobbiamo partire. Perché non possiamo continuare a chiamare semplicemente ‘tragedia’ ciò che accade nei luoghi di lavoro. Non possiamo considerare inevitabile che chi lavora debba mettere in conto di non tornare a casa. In questa provincia il contatore delle morti sul lavoro continua drammaticamente ad aggiornarsi. Dietro ogni numero c'è una persona, una famiglia, una comunità, colleghi che dovranno convivere con quello che è accaduto. E ogni volta ci ritroviamo a pronunciare le stesse parole: dolore, cordoglio, sicurezza, prevenzione, accertamento delle responsabilità. Ma le parole, senza interventi concreti, non salvano nessuno”.
La Cgil Caserta chiede che venga fatta piena luce sulla morte del giovane lavoratore e che siano verificati tutti gli aspetti dell’organizzazione del lavoro: le condizioni del cantiere, le procedure adottate, la formazione, le misure di prevenzione, la gestione degli appalti e dei subappalti. “Ogni morte sul lavoro deve essere indagata fino in fondo, rifiutando ogni scorciatoia che parli di tragica fatalità – scrive il sindacato –. E soprattutto chiediamo che si intervenga prima che accada. La sicurezza non può diventare una priorità soltanto quando arrivano i soccorsi, non può essere una clausola sulla carta né un adempimento burocratico da assolvere. Deve essere parte dell’organizzazione quotidiana del lavoro, verificata e garantita con controlli effettivi”.
“Servono più prevenzione, più vigilanza, più ispettori e risorse adeguate per gli organismi che devono controllare. Serve intervenire sulla qualità degli appalti e sulla catena dei subappalti, perché non può essere il lavoratore, soprattutto quello più giovane e più esposto, a pagare il prezzo della compressione dei tempi e dei costi. Un appalto, un cronoprogramma, il profitto, non possono e non devono valere più di una vita. E allora basta con le dichiarazioni di circostanza pronunciate dopo ogni morte basta con la sicurezza evocata nei convegni e dimenticata nei cantieri, basta con l’idea che si possa intervenire soltanto dopo che qualcuno ha perso la vita”, continua la nota.
La prevenzione per la Cgil deve arrivare prima dell’incidente, i controlli devono arrivare prima della tragedia, la sicurezza deve venire prima di tutto. “Oggi una famiglia piange un ragazzo di 21 anni e noi non vogliamo limitarci a esprimere il nostro cordoglio. Vogliamo che questa morte interroghi davvero le istituzioni, le imprese e tutta la filiera del lavoro. Perché un ragazzo di 21 anni dovrebbe avere davanti il proprio futuro; non dovrebbe morire per andare a lavorare”.
La Cgil Caserta, nello stringersi alla famiglia di Antonio e nel rendersi disponibile a qualsiasi necessità, continuerà a chiedere verità e responsabilità, ma soprattutto continuerà a pretendere che la sicurezza diventi ciò che deve essere: un diritto concreto di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore e non una promessa da ripetere dopo ogni funerale.






















