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La tragedia consumatasi due notti fa in via Goito a Padova, dove un imprenditore edile di 51 anni ha perso la vita precipitando nel vano ascensore di un edificio in ristrutturazione, è l'ennesima croce sulle strade del lavoro veneto che arriva a meno di 48 ore dalla conclusione della seconda edizione nazionale dell'iniziativa di Treviso “La Repubblica delle vittime del dovere”, organizzata dalla Fillea Cgil proprio per denunciare l'inaccettabile bilancio degli infortuni mortali.
I dati Inail relativi alla provincia di Padova per l’anno 2025 – che registrano 19 morti e 14.114 infortuni – continuano a tracciare i contorni di un’emergenza strutturale. Il settore delle costruzioni si conferma tra i più colpiti a livello nazionale e regionale, con il Veneto che conta migliaia di infortuni e decine di vite spezzate ogni anno nei cantieri. Un massacro quotidiano alimentato da ritmi serrati, mancanza di prevenzione, frammentazione della filiera e ricorso selvaggio ai subappalti a cascata, a fronte di una media nazionale drammatica che vede un morto ogni otto ore e un infortunio ogni minuto.
“Mentre l’altro ieri a Treviso davamo voce alle famiglie delle vittime – interviene Benedetto Truppa, segretario generale della Fillea Cgil Padova – ci siamo trovati a piangere un altro lavoratore caduto in un vano ascensore a Padova. Esprimiamo la nostra totale vicinanza ai familiari dell’uomo, ma gridiamo con forza che le sole parole di cordoglio non bastano più. Non possiamo più tollerare questo silenzio complice di fronte a numeri da guerra”.
“Questa ennesima tragedia – prosegue il sindacalista – conferma la necessità di una svolta radicale in materia di sicurezza. Per questo, proprio durante l’evento di Treviso, la Fillea Cgil ha rilanciato con decisione una piattaforma di 13 proposte concrete indirizzate alle istituzioni. Ad esempio, dobbiamo approvare immediatamente la proposta di legge n. 2904 per garantire il gratuito patrocinio, a prescindere dal reddito, ai familiari delle vittime del lavoro, affinché non debbano sostenere il peso economico di processi estenuanti oltre al dolore devastante della perdita. Inoltre, chiediamo l’istituzione immediata di una Procura Nazionale del Lavoro, specializzata sui reati legati alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro: è inaccettabile che le indagini e i processi inizino ad anni di distanza dai fatti”.
“Serve poi una stretta decisa sugli appalti e uno stop definitivo ai subappalti a cascata – incalza il segretario generale degli edili –. Bisogna limitare il subappalto a un solo livello e unicamente per le lavorazioni specialistiche, estendendo al settore privato le stesse garanzie del pubblico, unitamente all’eliminazione una volta per tutte del ‘preavviso di ispezione’ per i controlli nei cantieri. Infine, dobbiamo superare la patente a crediti, rivelatasi del tutto inefficace sul piano della prevenzione, per passare a un vero sistema di qualificazione preventiva delle imprese e a maggiori tutele per i preposti nei cantieri”.
“Non si può morire lavorando in un cantiere – conclude il segretario generale della Fillea Cgil Padova –. Il rispetto della vita umana e delle norme sulla sicurezza deve venire prima di qualsiasi profitto o tempistica di consegna. Continueremo a mobilitarci in ogni sede e in ogni cantiere finché il diritto a tornare a casa dal lavoro non verrà garantito a tutti”.
























