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Stesso lavoro, stesso contratto, stessi diritti. Perché è il lavoro che fa il contratto e non la natura giuridica dell’azienda. È in estrema sintesi il cuore della proposta di legge di iniziativa popolare che si appresta a lanciare la Cgil – affiancata a quella sulle risorse da destinare alla sanità pubblica – per modificare le norme relative ad affidamenti, appalti, subappalti e distacchi, spesso strumento in mano alle aziende per comprimere diritti e salari, ridurre le tutele in materia di salute e sicurezza, aumentare le zone grigie, illegalità, dumping contrattuale, massimo ribasso. Una condizione che interessa in Italia 4 milioni di lavoratrici e lavoratori.
Bucci, Cgil Puglia: “Una battaglia di dignità del lavoro e della persona”
Per approfondire la proposta di legge, che sarà depositata il 27 aprile prossimo in Cassazione e che a maggio vedrà l’inizio della raccolta delle firme, è sceso a Bari, per un seminario organizzato dalla Cgil Puglia, il responsabile dell’area contrattazione e appalti della Cgil nazionale, Alessandro Genovesi. “La nostra organizzazione – spiega la segretaria generale della confederazione pugliese, Gigia Bucci – sta portando avanti da anni un lavoro di ricomposizione dei perimetri contrattuali nei rinnovi e con vertenze in aziende, siti e filiere produttive, per contrastare le forme di dumping, precariato, sotto salario, elusione dei diritti. Abbiamo rivendicato tutele aggiuntive e specifiche in materia di appalti pubblici e chiediamo il recepimento di alcune norme nei settori privati. Una battaglia di dignità del lavoro e della persona che devono venire prima del profitto e del risparmio, che si tratti di imprese private e ancor più in caso di pubblica amministrazione”.
Genovesi, Cgil: “L’attività che si svolge determina le tutele economiche e normative dei lavoratori impiegati negli appalti”
Genovesi nel suo intervento ha ripercorso il contesto giuslavorativo degli ultimi 25 anni, con riforme che hanno precarizzato il lavoro e aperto la strada a una proliferazione contrattuale al punto “che oggi al Cnel sono registrati quasi 1300 contratti collettivi nazionali. Tanti sono contratti pirata, firmati da associazioni e sigle non rappresentative. Stiamo portando avanti un confronto sui perimetri contrattuali con le associazioni datoriali, affinché siano individuati contratti cosiddetti leader, ovvero quelli più diffusi che devono diventare contratti di riferimento. Ma poi rimangono alcune norme che riguardano appalti e filiere nei settori privati, dove vogliamo portare quanto conquistato nel pubblico, con specifiche integrazioni e modifiche al vigente articolo 29 del D. Lgs. 276/03”.
Nella proposta di legge di iniziativa popolare “vogliamo affermare il principio per cui l’attività che si svolge determina le tutele economiche e normative dei lavoratori impiegati negli appalti, le stesse riconosciute ai lavoratori dipendenti del committente. E questo deve valere anche per quei lavoratori autonomi che prestano in modo non occasionale la propria opera a favore di specifici committenti. Parliamo ad esempio di corrispettivi, di inquadramenti, che per noi vanno parametrati ai dipendenti dei committenti. Per questo diciamo che è una battaglia di equità e di vera solidarietà, contro ogni forma di concorrenza sleale, tra imprese e tra lavoratori”.






















