Ricordate i precari della giustizia? Quelli e quelle assunti a tempo determinato con i fondi del Pnrr per mettere in piedi l’Ufficio per il processo e smaltire almeno un po’ di arretrati? Ebbene, grazie a una lunga e importante mobilitazione voluta dalla Fp Cgil in questi giorni si stanno tenendo le prove concorsuali per la stabilizzazione di quasi tutti loro. Quasi, perché il governo ha trovato le risorse per assumerne a tempo indeterminato 9.368, lasciandone a casa 1.500. Come è mai possibile? Sembra strano, ma per 1.500 Meloni e Giorgetti non sanno come fare. Eppure sono gli stessi magistrati ad affermare che i cosiddetti precari della giustizia servono tutti e tutte, anzi sono insufficienti per colmare i vuoti di organico che rischiano di ulteriormente rallentare la giustizia.

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“Si sta tenendo in queste ore in tutta Italia la seconda giornata delle prove che, di fatto, lasceranno a casa 1.500 precari Pnrr a partire dal 1° luglio 2026. Come Fp Cgil siamo stati davanti alle sedi dove si stanno tenendo le procedure: a Roma, Segrate, Foggia, Catania, Palermo e Cagliari, per fare un grande in bocca al lupo alle lavoratrici e ai lavoratori chiamati a svolgere di nuovo una selezione già fatta e ribadire che l’azione della Fp Cgil non si ferma qui”. È quanto afferma la Fp Cgil in una nota.

In realtà le strade da percorrere per non lasciare a casa nessuno ci sarebbero, quella che manca è la volontà politica di percorrerle. Si legge ancora nella nota: “Chiediamo che il governo stanzi le risorse aggiuntive per stabilizzarli tutti, o che almeno disponga la proroga dei loro contratti al 31 dicembre 2026 finalizzata all’assunzione a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2027. Sarebbe un errore gravissimo disperdere questo patrimonio di conoscenze e competenze acquisito in anni di precariato al servizio del ministero della Giustizia, con l’impiego di risorse straordinarie dell’Unione europea con il Pnrr”.

Il Piano europeo, è cosa nota, doveva, dovrebbe, avrebbe dovuto... Il tempo da utilizzare è difficile a dirsi, insomma doveva velocizzare i tempi della giustizia per sempre e non a tempo determinato: cosa succederà se a causa della mancanza di quelle 1.500 persone alcuni uffici per il processo non saranno più in grado di svolgere il proprio compito?

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Ed è proprio sulla questione dei fondi che il sindacato dice la sua: “Risorse europee che sono state stanziate con la specifica finalità di strutturare a regime il modello organizzativo dell’ufficio per il processo, oggi sono a rischio a causa della parziale assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari e dell’assenza degli specifici profili di ruolo per le loro figure nell’ambito dell’ordinamento professionale del ministero della Giustizia. Non faremo un passo indietro su questo, perché è a rischio non solo l’attuazione degli obiettivi del Pnrr, ma anche la capacità di dare una prima risposta in termini di potenziamento degli organici in grave sofferenza, con una carenza media di oltre il 30% del personale e punte che hanno ormai superato il 50%”.

Ora l’urgenza è ottenere che 1.500 lavoratori e lavoratrici abbiano una prospettiva diversa dal ritorno a casa. Il sindacato c’è, il governo batta un colpo.

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