Una vertenza che si trascina da anni, del tutto emblematica dello stato dell'industria e della mancanza di politiche industriali da parte del governo. È la situazione della Menarini bus, unico produttore italiano di autobus, con stabilimenti a Flumeri (Avellino) e Bologna e circa 500 dipendenti, che la Fiom Cgil ha voluto oggi (lunedì 13 luglio) porre all’attenzione nazionale.
“Sono passati anni, sono cambiate le proprietà e sono cambiati i governi, ma la produzione di autobus nel nostro Paese non è mai stata veramente rilanciata”, spiegano Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) e Ciro D'Alessio (coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil): “Gare bloccate, politiche industriali assenti, mancanza di visione rispetto al tema della mobilità, mancanza di programmazione e prospettiva rendono lo scenario ancora più preoccupante”.
La storia della Menarini
Tutto ha inizio il 14 settembre 2011, con la chiusura da parte della Fiat dello stabilimento italiano di autobus e il conseguente trasferimento della produzione in Slovacchia (bus urbani) e in Francia (bus turistici). La forte mobilitazione dei lavoratori porta, l’anno seguente, alla nascita della società pubblica Industria italiana autobus (Iia), frutto della fusione tra Irisbus e Breda.
Nel gennaio 2015 l’imprenditore Stefano Del Rosso acquisisce Iia, ma il progetto fallisce. Nel 2018 si costituisce una nuova Iia, formata da Invitalia (42,76 per cento), Leonardo (28,65) e la turca Karsan otomotiv (28,59). La situazione rimane però invariata, con la maggior parte delle commesse che vengono realizzate in Turchia.
Nel 2020 sembra esserci una svolta positiva: iniziano le assunzioni nell’impianto di Flumeri (Avellino) di tecnici, operai e personale laureato per ruoli tecnici e dirigenziali, mentre il sito di Bologna si specializza nella prototipazione, nel servizio after sales e gestione. Negli anni dal 2021 al 2024, grazie ai fondi del Pnrr, si avvia una campagna di rinnovamento delle flotte del trasporto pubblico locale. La Iia vince parecchie gare e arriva ad avere un portafoglio ordini vicino alle 1.000 unità.
Ma l’azienda, nonostante l’incremento generale del numero di bus immatricolati (che dal 2021 al 2024 passano da 3.300 a 6.600), perde quote di mercato, crollando dall’8,8 per cento del 2021 ad appena il 4 per cento del 2024. “Mentre il mercato dei bus si allarga, l’azienda diminuisce la propria quota di mercato”, sottolinea la Fiom: “Nel 2024 l’incapacità della dirigenza e dei soci pubblici causano un disastro industriale: mancate consegne, produzione ferma e un’assoluta perdita di credibilità”.
Nel luglio 2024 si conclude la vicenda industriale e finanziaria del polo pubblico della mobilità. In contemporanea, su spinta del ministro delle Imprese Urso e nonostante il parere contrario dei sindacati, il gruppo Seri acquista il 98 per cento della società (il 2 per cento resta in mano pubblica). In ottobre, dunque, nasce la Menarini, ma la storia non cambia. Basti un dato: nel 2024 sono stati prodotti solo 231 autobus negli stabilimenti di Flumeri e di Bologna.
Lodi, Fiom: “Completa assenza di volontà politica da parte del governo”
“La vicenda di Menarini Bus è rappresentativa di come s’intendono le politiche industriali in Italia”, spiega il segretario nazionale Fiom Cgil Samuele Lodi: “Prima avevamo l'Industria italiana autobus a maggioranza pubblica, cui però non venivano dati gli strumenti in termini sia di risorse sia di sviluppo e strategia. E se a un'azienda pubblica non vengono dati gli strumenti, le responsabilità non possono che essere della politica e del governo”.
Il dirigente sindacale evidenzia che in seguito “il governo ha deciso non solo di privatizzare l'unica azienda in Italia che produce i bus contro il parere delle organizzazioni sindacali, delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche assegnando l'azienda a un soggetto industriale, ossia il gruppo Seri, che fino a quel momento non aveva alcuna competenza né alcuna esperienza nel settore”.
Per Lodi era necessario “mantenere una garanzia dello Stato, soprattutto perché l’azienda agisce in un settore strategico. Per di più eravamo in una fase in cui il trasporto pubblico locale era anche ‘aiutato’ dalle risorse del Pnrr: la quota legata agli investimenti del Piano sul settore, infatti, cresce dal 50,7 del 2019 al 69 per cento del 2024. Il problema è stata la completa assenza di volontà politica da parte del governo, che è voluto andare avanti con la privatizzazione”.
Altro tema fondamentale è quello dell’ingresso di costruttori stranieri. “Il governo millanta da oltre due anni contatti per far entrare nel nostro Paese investimenti dalla Cina. Lo ha fatto anche il gruppo Seri per Menarini Bus, ma non si è concretizzato nulla”, prosegue Lodi: “Dobbiamo avere invece una forte regia del governo, non possiamo pensare che l'ingresso di carmaker cinesi avvenga solo grazie ai rapporti con i player privati. Ci vuole un coordinamento da parte dell’esecutivo che assolutamente manca”.
Per Lodi il governo deve tornare a essere protagonista. “È urgente convocare un tavolo che metta insieme Regioni e governo sotto la regia dei ministeri delle Imprese e delle Infrastrutture”, conclude il segretario nazionale Fiom: “L’esecutivo è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla scelta fatta allora, anche contro il nostro parere, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo fallimento”.
La situazione a Flumeri (Avellino) e Bologna
“Siamo molto preoccupati, a Flumeri dal 7 febbraio siamo dentro una cassa integrazione davvero pesante”, dice il segretario generale Fiom Cgil Avellino Giuseppe Morsa: “Nel 2024 il governo ci aveva rassicurato, promettendo l’ingresso di un player di livello mondiale, presumibilmente cinese, che avrebbe quindi garantito la competitività dell’azienda. Ma questo non è avvenuto. Ci sono poi problemi burocratici sulle gare e sulla rendicontazione delle amministrazioni pubbliche: servirebbe creare una filiera istituzionale, dal governo centrale giù fino agli enti locali, per superare finalmente questi problemi”.
“A Bologna nel dicembre 2024 venne firmato un accordo dove, a fronte della scelta dolorosa di trasferire la produzione, la società s’impegnava a fare investimenti per tenere qui la ‘testa’ dell’azienda”, dichiara Alessandro Caprara (Fiom Cgil Bologna). “Ma questi impegni sono stati largamente disattesi”, aggiunge: “Per garantire il futuro dell’azienda nel comparto ricerca e sviluppo, ad esempio, dovevano essere realizzate 26 assunzioni, ne sono state fatte solo cinque. La preoccupazione è molto alta: servono risposte sia sul livello territoriale sia su quello nazionale”.
Il calo del trasporto pubblico locale
In Italia è diminuito sia il personale addetto al trasporto locale (da 86.392 addetti del 2010 ai 79.946 del 2023) sia il numero di autobus impiegati dai 46.290 del 2010 ai 44.175 del 2023). “Questo indica – commenta la Fiom – che se il pubblico investisse in questo servizio, ci sarebbero ampi spazi per la produzione di autobus di linea”.
Inoltre, nel Conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti si legge, a proposito del 2023, che “l’obsolescenza del parco circolante rappresenta da tempo una delle principali criticità del trasporto pubblico locale, con gravi ripercussioni non soltanto sull’inquinamento atmosferico, ma anche sulla qualità complessiva del servizio”.
La Fiom rileva, infine, che gli autobus in classe euro 4 o inferiore, in circolazione nel 2023 da almeno 17 anni, sono pari al 15,4 per cento della flotta complessiva. Un dato in calo di 5,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente, ma sempre un dato estremamente elevato.
Gli scarsi investimenti di Menarini
Nel 2024 Menarini ha realizzato soltanto 1 milione 561.690 euro di investimenti in macchinari, impianti e attrezzature industriali. Tale incremento delle immobilizzazioni materiali è inferiore al valore degli ammortamenti degli investimenti pregressi (pari a 2 milioni 524.271 euro), tanto che il valore di impianti e macchinari cala dagli 8 milioni 628.656 euro del 2023 ai 7 milioni 944.892euro del 2024, mentre il valore delle attrezzature cala da 2 milioni 110.420 euro del 2023 a 2 milioni 26.983 euro del 2024. “Gli unici veri investimenti di Menarini sul sito di Flumeri – evidenzia la Fiom – sembrano essere stati quelli finanziati dal Contratto di sviluppo del valore pari a 31.6 milioni di euro, parzialmente finanziato da Invitalia”.


























