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Il decreto sicurezza è stato approvato in Consiglio dei ministri. Il testo introduce un pacchetto articolato di misure. L’obiettivo dichiarato del governo è rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto dei reati, quello non dichiarato è reprimere il diritto al dissenso, inasprire le pene, creare una società sempre più repressiva. Ecco le misure principali.
Fermo preventivo fino a dodici ore
Arriva il “fermo di prevenzione”. Il decreto consente l’accompagnamento presso gli uffici di polizia e il trattenimento temporaneo, per un massimo di dodici ore, di soggetti per cui sussiste “un fondato motivo” di ritenere possano mettere a rischio lo svolgimento pacifico di un evento.
Divieto di manifestare per i condannati
Il decreto introduce il divieto di partecipazione a manifestazioni pubbliche per chi venga condannato per una vasta gamma di reati. Sono una dozzina le fattispecie di reato per cui scatta la misura: dall’attentato di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi alla strage finalizzata ad attentare alla sicurezza dello Stato, passando per la devastazione e saccheggio e per la violenza o minaccia nei confronti di un corpo politico, amministrativo o giudiziario o dei suoi singoli componenti, anche se aggravata.
Reclusione da quattro mesi a un anno
Il divieto riguarda poi reati come incendio, danneggiamento seguito da incendio contro edifici pubblici, infrastrutture di trasporto, edifici privati, monumenti, impianti industriali, cantieri e aziende agricole, nonché l’attentato alla sicurezza dei trasporti. Rientrano nell’elenco anche l’omicidio, tentato o consumato, volontario o preterintenzionale, e le lesioni personali commesse con aggravanti, con armi o sostanze corrosive, da persona travisata o da più persone riunite, oppure ai danni di ufficiali o agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni. La violazione comporta la reclusione da quattro mesi a un anno.
Esteso il Daspo urbano: aumentano i divieti
Il testo del governo introduce poi un Daspo esteso sulla sicurezza urbana. In termini concreti, il questore potrà disporre il divieto di accesso a specifiche aree cittadine nei confronti di soggetti denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, negli ultimi cinque anni per alcuni reati. La misura riguarda in particolare le violenze commesse in occasione di manifestazioni pubbliche, lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, e può essere estesa anche ai luoghi in cui i reati sono stati materialmente compiuti.
Fino a cinque anni per chi non si ferma al posto di blocco
Un ulteriore inasprimento delle pene viene previsto dall’articolo 8 del decreto. Con la nuova norma, che integra l’articolo 192 del Codice della strada, chi fugge mettendo in pericolo l'incolumità pubblica rischia da 6 mesi a 5 anni di carcere. Scatta inoltre la sospensione della patente da uno a due anni, il veicolo viene confiscato definitivamente.
Non indagato chi fa “uso legittimo” delle armi
Una delle novità più eclatanti riguarda il codice di procedura penale. Nei casi in cui un fatto venga commesso “in presenza di una causa di giustificazione”, come la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi, non scatterà più l’immediata iscrizione nel registro degli indagati. Il pubblico ministero utilizzerà invece un’annotazione preliminare in un modello separato rispetto al registro ordinario delle notizie di reato: la misura mira a evitare l’apertura automatica di procedimenti formali nei confronti di soggetti che abbiano agito in condizioni ritenute “di legittima difesa”.
Divieto assoluto di coltelli a minori
Un capitolo del testo è dedicato alla violenza giovanile. Il decreto introduce il “divieto assoluto di vendita e cessione di coltelli e strumenti atti a offendere ai minori di 18 anni”. Gli esercenti avranno l’obbligo di verificare l’età dell’acquirente, anche nel commercio elettronico, dove dovranno essere adottati sistemi efficaci di controllo. Previste sanzioni progressive: si va da multe fino a 3.000 euro alla prima violazione, fino a 12.000 euro in caso di reiterazione, con la possibilità di chiusura temporanea dell’esercizio e revoca della licenza. Colpiti anche i genitori: se il reato è commesso da un minorenne, scattano multe da 200 a mille euro “nei confronti del soggetto che esercita la responsabilità genitoriale”.
Sgomberi più facili
Gli sgomberi diventano più facili. Viene modificato il codice di procedura penale per facilitare lo sgombero d'ufficio degli immobili occupati, rimuovendo il vincolo che l’abitazione debba essere l'unica residenza effettiva del denunciante.
Le misure contro i migranti
Il decreto non manca poi di colpevolizzare i migranti. Gli stranieri detenuti o internati nei centri per migranti hanno l'obbligo “di cooperare ai fini dell'accertamento dell'identità e di esibire o produrre elementi” in loro possesso relativi a età, identità, cittadinanza e Paesi di soggiorno o transito. Si terrà conto di questa prescrizione “ai fini della valutazione di pericolosità prevista per l'espulsione”.
Delega in bianco al Viminale fino al 2028
“Per potenziare la rete dei centri per migranti”, si legge, il ministero dell'interno potrà avere fino al 31 dicembre 2028 “ampie facoltà di deroga della normativa vigente, anche avvalendosi della vigilanza collaborativa dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac)”. Nel particolare, il Viminale potrà operare in deroga per “la localizzazione, la costruzione, l’acquisizione, il completamento, l’adeguamento, la ristrutturazione delle strutture e infrastrutture destinate all’assistenza, all'accoglienza e al trattenimento dei cittadini stranieri”.






















