Lo spazio antistante a Piazza Antenore a Padova ha accolto stamane, 20 gennaio, circa un centinaio di delegate, delegati, lavoratrici e lavoratori, riuniti in un presidio unitario che ha trasformato la protesta in un momento di riflessione collettiva e impegno civile. Sotto le finestre della Prefettura, le bandiere di Cgil, Cisl e Uil hanno sventolato insieme per dire basta a un sistema che troppo spesso sacrifica la vita sull’altare della produttività. Al centro della mobilitazione, la consegna di un documento ufficiale al Prefetto, atto simbolico e politico compiuto dai tre segretari generali per chiedere un intervento immediato e coordinato delle istituzioni.

I segretari generali di Cgil Cisl e Uil Padova, Gianluca Badoer (al centro), Samuel Scavazzin (a sinistra) e Massimo Zanetti

L’analisi di Gianluca Badoer: “Non è una fatalità, è un sistema da cambiare”

Prendendo la parola, Gianluca Badoer, segretario generale della Cgil di Padova, ha tracciato un quadro lucido e amaro della situazione locale. Badoer ha insistito sul fatto che non si possa più parlare di “imprevisti” quando i numeri descrivono una realtà sistematica. “Siamo qui perché, ogni volta che un lavoratore non torna a casa, è la società intera a subire una sconfitta. Davanti a quello che continua sistematicamente ad accadere bisogna individuare soluzioni più efficaci, penso per esempio a una vera ‘patente a punti’ per le imprese e a un sistema sanzionatorio che non permetta più alle aziende irregolari di continuare a operare. E non dimentichiamo il sistema in cui operiamo, dominato dalla precarietà e dai subappalti a cascata, elementi che sappiamo benissimo essere i principali alleati dell’insicurezza. Ecco perché è necessario introdurre il reato di omicidio sul lavoro e dare avvio a un potenziamento radicale del personale ispettivo, oggi drammaticamente sottodimensionato”.

I numeri del dramma nella provincia di Padova

Uno scatto del presidio davanti alla Prefettura di Padova

A dare sostanza alle parole dei sindacati sono i dati che, per la provincia di Padova, da sud a nord, restituiscono una fotografia inquietante. Non solo le recenti morti sul lavoro, avvenute nel giro di neanche una settimana: quella di Zevzhet Halili, 59 anni, rimasto schiacciato da una pressa nel reparto selezione carta della Sesa (Società Estense Servizi Ambientali) di Este, nella bassa padovana, il 9 gennaio, e quella di Fabrizio Brachetto, 65 anni, morto qualche giorno prima, il 5 gennaio, in circostanze simili, sempre in un autocompattatore situato presso gli spazi esterni dell’azienda “Rizzato Calzature Megastore” di Borgoricco, nell’alta padovana.

Anche prima il territorio aveva registrato un volume di denunce d'infortunio che colloca il padovano tra le aree più colpite del Veneto. Ma è il dato sulle morti sul lavoro a scuotere le coscienze: la provincia ha visto una crescita preoccupante degli eventi mortali, con numeri che contribuiscono a un bilancio regionale inaccettabile. “Queste cifre ci dicono che il sistema di controllo attuale non è sufficiente”, ha ribadito Badoer, richiamando l’attenzione “sulla necessità di investire le risorse dell’avanzo Inail direttamente in prevenzione e salute per le lavoratrici e i lavoratori”.

L’impegno unitario per un cambio di passo

Al fianco di Badoer, hanno portato il proprio contributo Samuel Scavazzin, segretario della Cisl Padova Rovigo, e Massimo Zanetti, segretario della Uil di Padova. La loro presenza unitaria ha testimoniato la compattezza dei sindacati nel chiedere che la sicurezza diventi un vincolo imprescindibile per l’accesso ai bandi pubblici e che la formazione non sia ridotta a un mero adempimento burocratico. Dopo il presidio, i tre segretari sono stati ricevuti in Prefettura per consegnare il documento programmatico, ribadendo che la mobilitazione continuerà fino a quando l’obiettivo “Zero Morti sul Lavoro” non diventerà una realtà concreta e non solo uno slogan. Perché, come ricordato in chiusura, il lavoro serve per vivere, non per morire.