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La Repubblica di Haiti sta attraversando una crisi profonda e multidimensionale, caratterizzata da instabilità politica, violenza diffusa e una situazione umanitaria drammatica. Allo stesso tempo, gruppi armati e bande controllano vaste aree, comprese alcune parti della capitale Port-au-Prince, rendendo difficile il funzionamento delle istituzioni pubbliche e l'accesso ai servizi di base.
La Cgil nazionale ha devoluto le trattenute dell’ultimo sciopero di dicembre a un progetto del sindacato haitiano Ctsp, Confédération des travailleurs haïtiens/Confédération des travailleurs et travailleuses des secteurs public et privé, per sostenere alcuni settori e lavoratrici e lavoratori dopo la devastazione provocata nell’isola dall’Uragano Melissa.
La combinazione di conflitto, povertà endemica e mancanza di servizi ha portato a livelli allarmanti di insicurezza alimentare e carestia, con oltre la metà della popolazione che ha difficoltà a procurarsi il cibo. La situazione rimane una delle più complesse e disperate del continente americano.
Abbiamo intervistato il segretario generale della Confederazione dei lavoratori del settore pubblico e privato (Ctsp), Yevl Admettre, per avere notizie dirette dall’isola sullo stato della popolazione.
In un contesto così complesso e delicato, quali sono le condizioni di lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici ad Haiti?
Da oltre dieci anni la Repubblica di Haiti sta attraversando una crisi multisettoriale che colpisce tutti i settori socioeconomici. Questa situazione, risultato del malgoverno delle autorità, influisce sulle organizzazioni sindacali e sulle condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici.
La situazione socioeconomica della popolazione è in costante peggioramento. Con la rapida ascesa delle bande criminali, la popolazione di Port-au-Prince è allo stremo. I banditi occupano i quartieri, saccheggiano, violentano, uccidono e incendiano le case. Gli sfollati interni superano il milione e mezzo. Anche i dirigenti e i delegati sindacali hanno dovuto abbandonare le loro case per sfuggire alla furia delle bande, molti vivono in rifugi collettivi, privi di tutto. Molti dei nostri membri, sfollati con la forza, sono alloggiati in campi di fortuna, dove le donne in particolare sono esposte a ogni tipo di rischio sanitario.
Nel settore tessile sono andati persi oltre 45.000 posti di lavoro, nell'istruzione il numero di disoccupati è salito a 12.500 per la chiusura di centinaia di scuole non pubbliche. Le lavoratrici haitiane sono sempre più vulnerabili per la precarietà economica, l'arroganza dei gruppi armati, le molestie sul posto di lavoro e quotidianamente i casi di stupro si moltiplicano. Le ragazze hanno paura di allontanarsi dal loro quartiere o dalla loro casa. Le condizioni di vita peggiorano ogni giorno, il clima è instabile e insicuro, la miseria aumenta, le epidemie si diffondono. La classe operaia è svalutata e crollano i lavoratori emergenti.
Sappiamo che esiste un flusso migratorio verso la Repubblica Dominicana e che si tratta di un fenomeno storico. Tuttavia, le politiche di sicurezza e anti-migranti si stanno sviluppando in tutto il mondo. Cosa sta accadendo?
La Repubblica di Haiti condivide con la Repubblica Dominicana un confine terrestre lungo circa 380 km. Il problema migratorio tra i due Paesi dell'isola rimane una questione storica legata allo sviluppo di un comportamento di odio e xenofobia da parte delle autorità e della borghesia dominicana.
A causa del confine terrestre, il passaggio clandestino diventa ogni giorno più frequente. Anche in presenza dello sviluppo dei settori agricolo, della ristorazione e soprattutto dell'edilizia, la manodopera dei migranti haitiani costituisce la base lavorativa nel Paese vicino, sebbene si tratti di lavori precari. La deportazione massiccia dei migranti haitiani da parte delle autorità dominicane diventa un pesante fardello per Haiti, già afflitta da un'economia improduttiva. Ci troviamo di fronte a una situazione catastrofica in cui la Repubblica Dominicana respinge ogni mese circa 17.500 migranti.
In questo contesto di crisi, nel corso del 2025, il numero totale di rimpatri spontanei è stato di 207.203 migranti. Inoltre, nel 2025, più di 82.322 cittadini haitiani sono stati espulsi verso Haiti dai governi delle Isole Turks e Caicos, degli Stati Uniti, delle Bahamas, della Giamaica e del Messico.
Secondo un rapporto della piattaforma Groupe d'appui aux rapatriés et réfugiés (Garr), tra le persone vulnerabili censite durante le operazioni di espulsione della Repubblica Dominicana verso Haiti nel 2025 figurano 1.057 donne incinte, 3.000 donne che allattano, 3.591 minori non accompagnati e 1.318 persone con disabilità. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni circa 23.000 migranti sono stati respinti solo nel mese di gennaio 2026.
Questo quadro descrive l'aggravarsi della miseria della popolazione haitiana e la disgregazione sociale nel Paese. La situazione richiede l'attenzione della comunità internazionale nei confronti della popolazione che continua a lottare in una crisi, anche di sicurezza. I bisogni umanitari diventano imperativi. Questo porta un’inflazione galoppante, un aumento della delinquenza giovanile e l'ingresso dei giovani in gruppi armati.
La situazione è stata senza dubbio aggravata dall'uragano Melissa. Qual è stato il suo impatto? L'uragano ha avuto conseguenze anche sulle attività professionali?
Da diversi decenni i lavoratori del settore agricolo haitiano non beneficiano realmente dell'intervento dei fondi pubblici per facilitare la produzione alimentare per la popolazione. L'uragano Melissa ha provocato inondazioni nelle zone rurali, devastando i campi agricoli e con danni agli edifici di alcune scuole in zone remote.
I contadini haitiani, che non beneficiano di sovvenzioni pubbliche e non hanno un'assicurazione per compensare le perdite, sono in situazione di abbandono, in particolare nel sud del Paese. Il responsabile di una piccola scuola del mio villaggio natale mi ha riferito che i genitori non sono in grado di pagare le tasse scolastiche dei propri figli. L'istruzione dei bambini ad Haiti rimane a carico delle famiglie, perché lo Stato mette a disposizione solo il 20% dell'offerta scolastica. La Ctsp dispone di un sindacato del settore informale in questa comunità, quindi, abbiamo l'obbligo di fornire loro sostegno.
Le attività professionali negli altri settori economici funzionano normalmente nelle zone urbane. Tuttavia manca la di disponibilità di prodotti ittici e altri prodotti sul mercato. Cogliamo l'occasione per rivolgere i nostri ringraziamenti ai membri della Cgil per l'assistenza fornita ai lavoratori e alle lavoratrici vittime dell'uragano Melissa. Ve ne siamo grati. Ancora una volta grazie per questa solidarietà attiva.
Cosa fa la Ctsp per aiutare i lavoratori e le lavoratrici in questo delicato contesto e quali sono le prossime azioni che avete in programma?
La nostra è una confederazione multisettoriale che riunisce federazioni e sindacati del settore pubblico, privato e informale, che ha le sue radici originarie nella pubblica amministrazione. Da sempre sviluppa una filosofia di solidarietà tra i suoi membri. In quanto organizzazione senza scopo di lucro, la Ctsp si impegna nella formazione sindacale dei suoi membri, nella difesa e nella tutela degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici. Si batte inoltre per l'accessibilità a servizi pubblici di qualità.
In un contesto di crisi economica senza una via d'uscita praticabile, l'ufficio esecutivo della Ctsp si è posto l'obiettivo di avviare attività di mutuo soccorso per consentire alle organizzazioni di far fronte a questa situazione. A tal fine è in corso una campagna di sensibilizzazione per incoraggiare le organizzazioni con sessioni di formazione sulla gestione delle mutue. Date le loro difficoltà, è necessario però un capitale iniziale per facilitarne l'operatività.
Quale è il valore della solidarietà internazionale per Haiti, i suoi lavoratori e le sue lavoratrici, nonché i suoi cittadini e le sue cittadine?
Il mondo di oggi è un villaggio, nessuno può vivere in autarchia: di fronte all'immensità del problema di Haiti, non possiamo ignorare l'importanza della solidarietà internazionale. Ne abbiamo bisogno a diversi livelli.
Il Paese ha bisogno anche di solidarietà multilaterale e bilaterale a livello statale che potrebbe arginare il male che sta corrompendo le strutture sociali. Bisogna parlare della situazione di Haiti in contesti esterni e sensibilizzare gruppi governativi, società civile, donatori, ong sulla triste realtà dell’isola e sulle difficoltà dei sindacati nel garantire la difesa dei diritti sociali.
Senza giri di parole, la Ctsp è ciò che è nel Paese grazie alla solidarietà attiva delle organizzazioni sindacali internazionali. Il contributo dei sindacati membri rimane insignificante rispetto alla portata delle attività svolte in tutta Haiti. Dopo il terremoto del 2010 abbiamo beneficiato del sostegno dei partner internazionali nella costruzione della nostra sede centrale.
Questo spazio è stato poi saccheggiato e vandalizzato da gruppi armati che hanno dato fuoco alla nostra piccola biblioteca sindacale. Abbiamo fatto ricorso a un altro locale a pagamento in un quartiere residenziale, ma anche in questo caso siamo stati costretti ad abbandonarlo a causa della furia delle bande armate. Ora non disponiamo di uno spazio fisico in cui lavorare, il nostro ufficio è virtuale.
Con la volontà di continuare a dare voce ai lavoratori e ai ‘senza voce’ della società, stiamo sviluppando un'altra strategia: trovare i mezzi per rafforzare la nostra presenza nella regione con la creazione di comitati dipartimentali e la formazione di giovani quadri come formatori e formatrici sindacali. Dei dieci dipartimenti geografici del Paese, finora otto funzionano come al solito, perché le persone sono molto entusiaste di partecipare alle attività sindacali. La Ctsp è in grande difficoltà nell'accogliere le richieste dei membri vittime, non riusciamo a seguirli tutti. Di fronte a una situazione del genere tutte le forme di solidarietà saranno ben accette.
Cosa vi aspettate dal futuro e, soprattutto, cosa desiderate per le persone che rappresentate?
Il futuro rimane ancora incerto, ma non è disperazione. In qualità di responsabili, dobbiamo prendere iniziative per difendere i lavoratori che rappresentiamo, nonostante la complessità della crisi. Contiamo sempre sull'aiuto esterno per accompagnarci in progetti che potrebbero aprire la strada a un miglioramento delle condizioni di vita di un certo numero di lavoratori e lavoratrici.
Ci aspettiamo un rafforzamento dei nostri legami di cooperazione con la Cgil e una campagna di solidarietà nel mondo sindacale italiano sulla situazione dei lavoratori haitiani. Ma perché non estendere la campagna, speriamo, ad altri gruppi sindacali del vecchio continente?
L'Ufficio esecutivo della Ctsp, in una prospettiva di collaborazione duratura, franca e onesta, rivolge i suoi ringraziamenti a ogni membro, a ogni struttura collegata alla CGIL, ai lettori e alle lettrici del giornale e a tutte le altre entità che si sentono preoccupate per la situazione che si sta verificando ad Haiti. Viviamo la solidarietà, insieme possiamo trasformare il mondo per ridurre la miseria e le disuguaglianze sociali.


























