Oggi presso la sede della Cgil Veneto è stata presentata la ricerca di Ires Veneto su “Occupazione femminile, part time e divario retributivo di genere”. L’obiettivo del rapporto Ires Veneto, curato dalla ricercatrice Carlotta Giorgis elaborando dati Eurostat, Istat e Inps, è mettere in luce alcune dinamiche che caratterizzano il lavoro femminile a livello regionale.

I dati evidenziano che in Veneto c’è una partecipazione al lavoro da parte delle donne più bassa rispetto al Nord-Est e all’Unione Europea e che le donne sono impiegate con più frequenza degli uomini in posizioni di lavoro part time. Il divario retributivo di genere, infine, è estremamente accentuato sia per una maggiore presenza di part time che per una maggiore discontinuità lavorativa e una maggiore concentrazione del lavoro femminile in settori a bassa retribuzione. E questo si riflette anche sulla situazione previdenziale.

Nel 2025 in Veneto si è dimezzato il saldo occupazionale femminile

“A ridosso dell’8 marzo, ci siamo interrogati sulla condizione femminile nella nostra regione partendo dal mercato del lavoro, che ha visto nel 2025 il dimezzamento del saldo occupazionale – ha detto Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto –. Questo dimezzamento è dovuto, di fatto, a un dato negativo dell’occupazione femminile e, in contemporanea, al fatto che si sono ridotti i contratti a termine, tipologia contrattuale prevalentemente femminile. In Veneto quindi ci sono donne precarie, a tempo determinato e part-time spesso involontario, e con salari inferiori a quelli degli uomini. Le differenze salariali che abbiamo approfondito raccontano una condizione femminile che non migliora, con ancora 18 punti di differenza tra l’occupazione maschile e femminile, con un lavoro di cura che rimane a carico delle donne e con una condizione retributiva che non permette loro di avere un futuro previdenziale”.

Spi Cgil: “Una pensionata veneta porta a casa in media poco più di 860 euro lordi mensili contro i 1.660 euro dei maschi”

“Ribadiamo ancora una volta quanto grave sia il divario economico anche tra pensionati e pensionate – ha scritto in una nota la segreteria regionale dello Spi Cgil Veneto –. Le pensionate, infatti, ricevono assegni previdenziali nettamente inferiori rispetto a quelli degli uomini, in seguito a carriere lavorative povere, brevi e discontinue, spesso penalizzate da un lavoro di cura estremamente sbilanciato. Gap salariale di genere, precariato, salari bassi e soprattutto pensioni calcolate con il sistema contributivo non potranno che ampliare ulteriormente il divario anche per le future pensionate. In Veneto, secondo i dati dell’Inps, una pensionata porta a casa in media poco più di 860 euro lordi mensili contro i 1.660 euro dei  maschi. Ricordiamo inoltre che la disparità di pensione si trasforma facilmente in dipendenza e può talvolta sfociare in violenza economica, impedendo alla donna anche solo di pensare di allontanarsi dall’autore degli abusi”.

Leggi anche