Meno soldi per (quasi) tutti. Con ingiustificabile ritardo il ministero dell’Istruzione e del merito ha presentato ai sindacati lo schema di decreto relativo alla carta del docente per l’anno scolastico 2025/2026 che sarà utilizzabile a partire da lunedì 9 marzo. Sorpresa, ma non troppo: l’importo è stato ridotto, da 500 a 383 euro. La motivazione? In questo modo la carta viene estesa anche ai docenti precari, ma non al personale Ata, come pure era stato promesso. 

L’estensione è ovviamente condivisibile e tra l’altro recepisce le sentenze della Corte di giustizia europea e dei tribunali nazionali. Quello che è inaccettabile, si legge in una nota della Flc Cgil, che per questa estensione si è battuta, è che “tale diritto venga finanziato riducendo il bonus a tutto il personale. L’estensione va garantita attraverso l’incremento dei finanziamenti, non tramite un ‘gioco a somma zero’ a discapito dei lavoratori.

La perdita, tra l’altro, è ancora più secca di quella nominale, se si considera l’inflazione, visto che quei 500 euro erano stati stabiliti 10 anni fa, con la legge 107/2015).

Non cambiano le finalità per le quali la carta può essere utilizzata: attività di formazione e aggiornamento, acquisto libri, acquisto di hardware e software, ma queste si aggiunge la possibilità di acquistare servizi di trasporto e strumenti musicali. I prodotti hardware e software potranno essere acquistati una sola volta ogni 4 anni. Le somme erogate a seguito di sentenze nell’anno scolastico 2025/26, se non spese in corso d’anno, potranno essere utilizzate anche nel successivo anno scolastico.

Per indorare la pillola, è previsto inoltre un finanziamento alle scuole di 281 milioni di euro (fondi strutturali europei) da destinare in parte (161 milioni) per le attività di formazione dei docenti, in parte (120 milioni) per l’acquisto di prodotti informatici da mettere a disposizione (in comodato d’uso) del personale docente.

Quest’ultima possibilità è stata utilizzata da Valditara per rispedire al mittente le proteste per la riduzione del valore della carta, ma, attacca la Flc Cgil, queste risorse rappresentano “l’ennesimo carico di burocrazia per le scuole che per la formazione e per l’acquisto di strumentazione informatica dovranno attivare le farraginose procedure di utilizzo dei fondi europei”.

Le critiche del sindacato della conoscenza della Cgil non finiscono qui, a cominciare dal fatto comunicare l’importo e attivare il bonus a marzo, “ovvero ad anno scolastico ormai inoltrato”, il che “è inefficace e improduttivo. Abbiamo chiesto di prevedere un periodo di spesa compatibile con queste nuove tempistiche, evitando che il ritardo nell’attivazione della carta impedisca ai docenti di usufruire del diritto alla formazione entro la fine dell’anno scolastico”.

Altro aspetto “i vincoli sull’acquisto di hardware e software: non si condivide la nuova disposizione che limita l’acquisto di dotazioni tecnologiche (PC, tablet, software) a una sola volta ogni quattro anni. In un contesto di rapidissima evoluzione tecnologica, impedire ai docenti di aggiornare annualmente i propri strumenti di lavoro significa colpire direttamente la qualità della didattica e dell’innovazione nelle scuole”.

Infine, “l’impegno di Valditara di estendere la carta anche al personale Ata non vede ancora la luce. Anche i finanziamenti aggiuntivi di 281 milioni di euro destinati alle scuole escludono il personale Ata che peraltro si dovrà far carico della gestione di queste risorse”. 

La formazione è un diritto e un dovere contrattuale che deve essere adeguatamente finanziato e sostenuto dal ministero: “Ridurre l’importo della carta docente, limitarne le condizioni di spesa per l’aggiornamento e snaturarne la funzione (verso improbabili finalità di welfare), escludere 200 mila lavoratori, rappresentano un segnale fortemente negativo nei confronti del personale e della scuola pubblica”, conclude la Flc Cgil.