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Un operaio di 58 anni, Stefano Tonin, ha perso la vita nel pomeriggio del 24 giugno intorno alle ore 16:00, dopo essere stato colpito da un malore durante i lavori di rifacimento di un impianto idrico a San Martino di Lupari, nel Padovano, per conto di Etra spa. Il lavoratore, che era impiegato presso un’azienda di Castelfranco Veneto, è stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Padova, dove è morto poco dopo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Tombolo e il personale Spisal, che dovrà accertare le cause del malore che ha portato alla morte il 58enne.
Cgil Veneto: “Serve un cambio profondo nell’organizzazione del lavoro nei mesi estivi”
La Cgil Veneto sottolinea come questa tragedia riproponga, con forza, il tema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, oggi messa ulteriormente a rischio dalle ondate di calore sempre più frequenti e intense. “Di fronte a morti come quella che è avvenuta ieri è imprescindibile garantire il pieno rispetto dell’ordinanza regionale sul caldo, rafforzare i controlli e richiamare con forza le responsabilità dei datori di lavoro – dichiara Silvana Fanelli, della Cgil Veneto –. Serve un cambio profondo nell’organizzazione del lavoro nei mesi estivi, che tenga conto delle condizioni climatiche ormai mutate: le temperature estreme non sono più un’eccezione, ma una condizione strutturale anche in Veneto. Per questo è necessario investire con decisione in salute e sicurezza, ma anche in ricerca e sviluppo per individuare soluzioni organizzative e tecnologiche che tutelino davvero chi lavora, sia all’aperto sia negli ambienti chiusi”.
“L'ordinanza contro il rischio calore va applicata anche a Padova, in particolare nell’edilizia – dichiara il neo eletto segretario generale della Fillea di Padova, Benedetto Truppa –. Saranno gli accertamenti degli organi ispettivi a chiarire fino in fondo cause e responsabilità di questa tragica morte, ma è certo che il rischio legato alle temperature estreme non può essere sottovalutato né trattato come un problema secondario. È necessario che anche il governo faccia la sua parte, con una legge strutturale che preveda il rifinanziamento della cassa integrazione straordinaria da attivare in caso di temperature estreme. I lavoratori edili non possono lavorare e in alcuni casi morire per garantire i tempi di consegna delle opere e per massimizzare i profitti delle committenti”.
“Nella nostra regione è in vigore un’ordinanza regionale che prevede, nelle condizioni e nelle fasce orarie stabilite, la sospensione delle attività all’aperto nei settori più esposti, compresi i cantieri edili – dichiara Mauro Visentin, segretario generale Fillea Cgil Veneto –. Non è un’indicazione, è una misura di prevenzione che tutela la salute e la vita delle persone. Quando queste disposizioni non vengono rispettate, siamo di fronte a una responsabilità gravissima e insopportabile, che deve essere accertata e sanzionata con il massimo rigore. Nessun appalto, nessuna scadenza e nessun profitto possono valere più della vita di una persona. Datori di lavoro, imprese, committenti e tutti i soggetti che hanno obblighi in materia di salute e sicurezza devono assumersi pienamente le proprie responsabilità: fermare le lavorazioni quando necessario, rimodulare orari e ritmi, garantire pause, acqua, zone d’ombra, informazione e protezioni adeguate. Di fronte a condizioni pericolose non sono ammessi tentennamenti. Rivolgiamo un appello a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori: se vi sentite in pericolo, segnalateci subito le condizioni in cui siete costretti a operare. Questo vale nei settori interessati dall’ordinanza regionale, ma anche in ogni altra attività nella quale il caldo o l’organizzazione del lavoro mettano a rischio la salute. Chiedere di lavorare in sicurezza è un diritto. La Fillea Cgil Veneto vigilerà, sosterrà ogni segnalazione e chiederà controlli tempestivi”.
La Cgil Veneto sottolinea l’urgenza di aprire tavoli di confronto e contrattazione in tutti i luoghi di lavoro a rischio, sia indoor che outdoor, per definire misure concrete di prevenzione, rimodulazione degli orari e riduzione dell’esposizione al caldo. “In Veneto gli infortuni sul lavoro, anche mortali, restano numerosi in tutti i mesi dell’anno – conclude Fanelli –. Ignorare il rischio termico significa aggiungere un fattore di rischio gravissimo, che non può che aggravare una situazione già drammatica”.
Cgil Padova: “Si tratta, ancora una volta, della morte di un lavoratore in appalto”
“La drammatica scomparsa di Stefano Tonin ci lascia profondamente sgomenti – scrive in una nota la Cgil di Padova –. Dinanzi a questa ennesima tragedia, che dalle prime ricostruzioni appare legata a un fatale colpo di calore dovuto alle temperature di questi giorni, la Cgil di Padova esprime il proprio immenso dolore e si stringe in un commosso abbraccio alla famiglia della vittima, a cui vanno le nostre più sentite condoglianze”.
“Quanto accaduto trasforma la nostra sofferenza in una gravissima preoccupazione che non può più essere ignorata. Il dramma assume un contorno ancora più doloroso se si considera che si tratta, ancora una volta, della morte di un lavoratore impiegato in un regime di appalto. Questo doloroso evento mette tragicamente in luce l’urgenza di una regolamentazione complessiva e rigorosa dell’intero settore degli appalti, che metta al centro la tutela della sicurezza; una necessità per la quale l’organizzazione è attualmente impegnata in una mobilitazione nazionale per una proposta di legge di iniziativa popolare”, ricorda la nota sindacale.
Per la Cgil è la inequivocabile dimostrazione del fatto che “le tutele contro le ondate di calore devono trovare immediata e rigida applicazione in tutti i cantieri. Non è più possibile muoversi soltanto sull’onda dell’emergenza con provvedimenti regionali temporanei. Serve invece una normativa nazionale strutturale, condivisa con le organizzazioni sindacali, che agisca efficacemente e non resti lettera morta. Al contrario, continuiamo a registrare resistenze e ritardi da parte datoriale nell’adeguarsi alle misure di protezione nei giorni di massima allerta climatica. Chiediamo fermamente il rispetto delle regole e il blocco immediato delle attività all’aperto nelle ore più a rischio: la salute e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori devono venire prima di ogni altra considerazione”.





























