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L’Europa è nella morsa del caldo. In queste ore a soffrire di più, termometro alla mano, sono i francesi, che hanno registrato la notte più torrida da quando, nel lontano 1947, iniziarono a raccogliere lo storico delle rilevazioni. Gli esperti l’hanno già definita “l’anomalia termica più elevata al mondo”: a Parigi siamo oltre i 40 gradi. L’allarme canicule, come la chiamano oltralpe, ha già mobilitato i Verdi che hanno chiesto l’istituzione di cinque giorni l’anno di riposo climatico, un tesoretto che il lavoratore può spendersi quando vuole per evitare condizioni meteorologiche particolarmente difficili.
Anche in Spagna una nuova ondata di caldo ha investito la penisola: temperature già superiori ai 40 gradi in diverse aree del Paese e picchi ancora più elevati previsti nelle zone interne e meridionali, secondo le segnalazioni dell’Agenzia Meteorologica Aemet, che ha definito il 21 giugno di quest’anno il più caldo finora registrato nella serie storica di rilevamenti.
Ieri, 22 giugno, il Cdm ha reintrodotto per le aziende il ricorso alla cassa integrazione in caso di stop al lavoro
Da questa parte delle Alpi, invece, il Consiglio dei Ministri l’allarme lo ha certificato di 22 giugno, una manciata di ore dopo il solstizio d’estate. Chissà se si è trattata di una mera casualità. Quel che è certo è che il governo avrebbe potuto muoversi anche prima, visto che le temperature stanno salendo in modo incontrollato già da tempo e siamo da settimane in pieno caldo estremo. Una condizione che diventa pericolosa per alcune categorie di lavoratori, aumentando i rischi connessi al colpo di calore, ma anche alla mancanza delle caratteristiche migliori per svolgere attività lavorativa all’esterno o indoor, laddove la climatizzazione non sia efficace.
Sia come sia, ieri, 22 giugno, il Cdm ha deciso di reintrodurre le “norme già vigenti negli scorsi anni, sulla possibilità per alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l’attività lavorativa, con conseguente accesso in deroga al trattamento di cassa integrazione, a causa di eccezionali ondate di calore”.
È stata, quindi, approvata, all’interno del decreto Infrastrutture Pnrr, una misura specifica per fronteggiare l’emergenza legata al caldo estremo, che permette, in pratica, alle aziende di poter ricorrere agli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, al fine di riuscire a sopportare gli effetti economici di eventuali interruzioni dell’attività produttiva.
Di Franco, Fillea Cgil: “Serve legge organica che salvaguardi e tuteli salute dei lavoratori”
“Non siamo più nella fase del contrasto al mutamento climatico, ma in quella dell’adattamento ormai inconfutabile – ha detto il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco –. Il governo, invece, continua a trattare la questione climatica come un’emergenza da gestire in rincorsa e in maniera disarticolata. Serve una legge organica – precisa il segretario generale –, che intervenga in maniera preventiva e strutturale per la salvaguardia, salute e sicurezza dei lavoratori in presenza di alte temperature”. Per Di Franco le ordinanze regionali, infatti, “non sono omogenee fra loro e per certi versi lasciano spazio a dubbi interpretativi e deroghe in materia di interventi di pubblica utilità”.
Il segretario degli edili Cgil ritiene, inoltre, “che l’introduzione della possibilità di richiesta della cigs in deroga sia un provvedimento che, ancora una volta, testimonia come il governo non abbia a cuore la salute dei lavoratori, in particolare quella degli edili. I cantieri ad alto rischio vanno fermati. Alle aziende infatti non devono essere applicate penali per ritardi nell’esecuzione dei lavori, bisogna che già a partire dalla progettazione degli interventi si tenga conto che, nei periodi caratterizzati da elevate temperature, le ore lavorate saranno inferiori e che i cantieri devono prevedere tutti gli accorgimenti necessari”.
Pertanto, conclude Di Franco, “con il fine di garantire tempi di Pnrr e altri finanziamenti pubblici si è sacrificata e si sta sacrificando, ancora una volta, la salute e la vita dei lavoratori. Gli edili non sono come gli altri. Un tempo avevano normative speciali. Ripristiniamo la disoccupazione speciale edile a partire da quella che era prevista dal c.d. art .11 per le grandi opere e mandiamoli in pensione prima”.























