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Questa mattina, venerdì 17 luglio, nello stabilimento Corcym di Saluggia, in provincia di Vercelli, è stato proclamato uno sciopero di otto ore da Filctem Cgil Vercelli Valsesia, Femca Cisl Piemonte Orientale e Uiltec Uil. La mobilitazione arriva dopo l’assemblea di ieri, durante la quale sindacati, Rsu e dipendenti hanno analizzato le comunicazioni illustrate dall’amministratore delegato il 9 luglio scorso.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, l’azienda ha annunciato di aver affidato a imprese esterne alcune lavorazioni storicamente svolte nello stabilimento piemontese. Una scelta che l’assemblea ha definito “inaccettabile e incomprensibile”, tanto da portare già al termine dell’incontro a un primo sciopero di un’ora con presidio davanti ai cancelli.
Non solo posti di lavoro: a rischio un patrimonio di competenze
La vicenda assume un rilievo che va oltre la pur fondamentale difesa dell’occupazione. Nello stabilimento di Saluggia vengono infatti realizzati dispositivi medici destinati al trattamento delle patologie strutturali del cuore: valvole cardiache meccaniche e biologiche, sistemi per la riparazione valvolare e protesi aortiche senza suture utilizzate nella cardiochirurgia.
Per i sindacati, disperdere queste lavorazioni significa mettere a rischio un patrimonio di competenze costruito negli anni, difficilmente ricostruibile una volta trasferito altrove. La produzione di dispositivi salvavita richiede infatti personale altamente qualificato, processi certificati e standard qualitativi rigorosi che rappresentano un valore industriale e sanitario per il Paese.
Angelone, Filctem: “Rischiamo di perdere una produzione strategica”
“Corcym è una delle aziende del polo biomedicale di Saluggia e ha comunicato la decisione di esternalizzare una lavorazione storica, quella degli anelli valvolari, senza alcun confronto preventivo con la rappresentanza sindacale”, denuncia Maurizio Angelone, segretario organizzativo della Filctem Cgil Vercelli Valsesia. “L’azienda sostiene che i circa 80 lavoratori coinvolti saranno ricollocati in altre attività, ma è proprio questo ad alimentare la nostra preoccupazione: riteniamo che, nelle attuali condizioni produttive, sia realisticamente possibile ricollocarne soltanto una parte. Il rischio è che oggi si perda una lavorazione strategica e domani si aprano problemi occupazionali molto più ampi”.
Per Angelone, inoltre, la scelta rappresenta un ulteriore segnale del deterioramento delle relazioni industriali. “Da almeno due anni assistiamo a comportamenti poco trasparenti e a un confronto sindacale sempre più difficile. Per questo avevamo già aperto lo stato di agitazione prima ancora delle comunicazioni dei giorni scorsi. Dopo l’assemblea di ieri e lo sciopero di un’ora, oggi siamo arrivati allo sciopero di otto ore. Temiamo che questa sia solo l’inizio di una vertenza destinata a durare a lungo e, al momento, con poche certezze per i lavoratori”.
È proprio questo l’aspetto che la mobilitazione intende portare al centro del dibattito: la difesa di una produzione strategica che non riguarda soltanto il destino dello stabilimento vercellese, ma anche la capacità dell’industria italiana di continuare a sviluppare tecnologie destinate alla cura di migliaia di pazienti.
“Le lavorazioni devono restare a Saluggia”
Lo sciopero dell’intera giornata lavorativa viene definito dalle organizzazioni una “dichiarazione politica sindacale” di totale contrarietà al progetto di esternalizzazione.
“La difesa di queste lavorazioni - ribadiscono i sindacati - significa difendere non solo l’occupazione, ma anche competenze altamente specializzate e una produzione strategica per il sistema sanitario. Le lavorazioni – concludono i sindacati – devono rimanere nello stabilimento di Saluggia”.






















