Il calo della disoccupazione certificato dai dati Istat ed Eurostat non basta a raccontare lo stato reale del mercato del lavoro italiano. È l’allarme lanciato dalla Cgil, che invita a guardare oltre i numeri diffusi oggi e utilizzati dal governo come prova del buon andamento delle politiche occupazionali.

“I dati diffusi oggi da Istat ed Eurostat certificano un tasso di disoccupazione al 5,7%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche. Un numero che il governo tenta già di trasformare in propaganda, ma che merita invece una lettura onesta e approfondita, senza nascondere le ombre profonde del mercato del lavoro italiano”, afferma in una nota la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli.

Secondo la dirigente sindacale, infatti, la diminuzione della disoccupazione non corrisponde a un reale rafforzamento dell’occupazione: “A novembre si registrano 34 mila occupati in meno rispetto al mese precedente, con un calo che colpisce soprattutto donne, giovani, lavoratori a termine e autonomi. Il tasso di occupazione scende al 62,6%, restando tra i più bassi in Europa”.

A preoccupare maggiormente la Cgil è l’aumento dell’inattività, un fenomeno strutturale che continua a caratterizzare il mercato del lavoro italiano. Ricorda Gabrielli: “L’aumento del tasso di inattività è salito al 33,5%: oltre un terzo della popolazione in età da lavoro è fuori dal mercato, spesso non per scelta, ma per assenza di opportunità, servizi e politiche efficaci. È questa la vera anomalia italiana che i ‘record’ sbandierati dal Governo continuano a occultare”.

Criticità che emergono con forza anche tra i più giovani. “Anche la disoccupazione giovanile, pur in calo – aggiunge la segretaria confederale – resta drammaticamente elevata al 18,8%, più del triplo di quella generale, ed è aggravata da sottoccupazione, lavoro povero e sovraistruzione, che spingono migliaia giovani a uscire dal mercato del lavoro o a emigrare. Le donne continuano a pagare il prezzo più alto, con tassi di occupazione più bassi, carriere discontinue e un peso ancora enorme del lavoro di cura non retribuito”.

“Dietro i numeri positivi – prosegue Gabrielli – si conferma inoltre una crescita dell’occupazione segnata da bassi salari, diffusione del part-time involontario, lavoro sommerso e precarietà, mentre l’invecchiamento della popolazione attiva e la crisi demografica pongono interrogativi seri sulla sostenibilità futura del sistema produttivo e sulla crescita del Paese”.

Per la Cgil, “il calo della disoccupazione non può diventare un alibi per rinviare politiche industriali, salariali e occupazionali capaci di creare lavoro stabile, di qualità e ben retribuito, rafforzare i servizi pubblici per l’impiego, contrastare l’inattività e ridurre le disuguaglianze territoriali, di genere e generazionali. Continueremo a chiedere – conclude Gabrielli – un cambio di rotta: più contrattazione, più investimenti e più diritti, perché senza qualità del lavoro non esiste alcun record di cui vantarsi”.