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Hanno aggirato lo sciopero regionale dell’industria che da questa mattina ha svuotato le fabbriche della Toscana. A denunciare il fatto di cui si sarebbe resa protagonista innegativo la Inovyn, azienda chimica di Rosignano, provincia di Livorno, è la Filctem Cgil del territorio che esprime la propria più ferma condanna per quanto sta avvenendo.
In pratica, secondo quanto si apprende dalla federazione del settore, l’azienda ha sfruttato la cosiddetta “comandata”, un numero ristretto di lavoratori precettati dal datore di lavoro per garantire la sicurezza degli impianti e la prevenzione di danni ambientali o materiali, per garantire la continuità produttiva.
Santini, Filctem Cgil Livorno: “Adiremo per vie legali”
“La comandata – racconta a Collettiva il segretario generale della Filctem Cgil di Livorno, Stefano Santini, raggiunto al telefono mentre partecipa al corteo di Firenze – va concordata con il sindacato che ha proclamato lo sciopero, ma non può produrre, serve solo per garantire la sicurezza. Non esiste per attenuare gli effetti dello sciopero. Non esiste per rendere irrilevante la protesta dei lavoratori”.
E invece cosa contestate alla Inovyn? “Contestiamo il fatto che l’azienda si è fatta la comandata per conto suo, unilateralmente, è andata avanti con la produzione come se lo sciopero non ci fosse, in contrasto con l’articolo 40 della Costituzione che sancisce il diritto di sciopero, e l’articolo 28 della legge 300. Adiremo per vie legali – dichiara Stefano Santini –. Questa è un’azione che va fermata immediatamente, va stroncata sul nascere, prima che diventi un esempio per altri. Soprattutto in un contesto come quello del parco industriale Solvay di Rosignano, dove ci sono altre multinazionali che la prossima volta potrebbero seguire questo cattivo esempio”.
“In tanti anni non mi era mai capitata una prepotenza di questo tipo”
Quando avete appreso la notizia? “Ci ha contattato immediatamente la Rsu e ci ha detto che l’azienda non li aveva convocati per concordare la comandata. In più la stessa comandata è stata resa nota solo l’altro ieri. Il punto cruciale, oltre al mancato coinvolgimento della rappresentanza sindacale, resta quello della produzione: può succedere che si concordi, per la sicurezza, un minimo tecnico di produzione, ma solo, ripeto, per la sicurezza degli impianti e dell’ambiente. Invece qui il principio che è emerso dalla gestione aziendale è stato quello di garantire la continuità produttiva anche durante lo sciopero. In tanti anni – denuncia Santini – non mi è mai capitata una prepotenza di questo tipo”.

























