Nel polo petrolchimico di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, cresce la preoccupazione per il futuro delle aziende dell’indotto e dei loro lavoratori. Nei giorni scorsi Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno chiesto l’apertura urgente di un tavolo di confronto in Confindustria e un cambio di rotta nella gestione degli appalti del sito Isab, uno dei più importanti complessi italiani per la raffinazione del petrolio.

La richiesta arriva dopo la decisione di Sait, azienda che da oltre quindici anni opera nella raffineria svolgendo attività di montaggio ponteggi e coibentazione industriale, di rinunciare al contratto a causa di una situazione economica giudicata ormai insostenibile. Una scelta che, secondo i sindacati, alimenta l’incertezza per decine di lavoratori e per le loro famiglie.

La raffineria Isab sta attraversando un momento cruciale della sua storia. Il gruppo italiano Ludoil, di proprietà della famiglia Ammaturo, si prepara infatti a rilevare uno dei più grandi impianti di raffinazione d’Europa, che negli ultimi tre anni è passato dal controllo della russa Lukoil a quello del fondo cipriota Goi Energy. L’operazione, ancora soggetta alle autorizzazioni previste dalla normativa sul golden power e al via libera dell’Antitrust, aprirebbe una nuova fase industriale fondata sulla produzione di biocarburanti avanzati e carburanti sostenibili per l’aviazione.

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Una vertenza che pesa sull’indotto

Per Fiorenzo Amato, segretario generale della Filctem Cgil Siracusa, la vicenda va ben oltre la crisi di una singola azienda. L’uscita di un’impresa storica come Sait dal sito Isab, apre interrogativi sul modello con cui vengono assegnati gli appalti nel principale polo petrolchimico della Sicilia e sul futuro delle imprese specializzate che operano nell’indotto.

La denuncia riguarda l’affidamento di attività specialistiche di ponteggi e coibentazione ad aziende che applicano contratti nazionali diversi dal Chimico-Coibenti, con costi del lavoro inferiori. Secondo il dirigente sindacale questo sistema alimenta dumping contrattuale, mette fuori mercato le imprese che rispettano il contratto di settore e rischia di ridurre salari, diritti e tutele dei lavoratori dell’indotto.

Per questo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil chiedono un confronto urgente con Confindustria e un’inversione di rotta prima che il fenomeno diventi strutturale.

La transizione ecologica e il futuro della raffineria

Il piano annunciato dalla futura proprietà punta alla riconversione dell’impianto verso la produzione di Hvo, biocarburante ottenuto da materie prime rinnovabili, e di Saf, il carburante sostenibile destinato all’aviazione. I primi grandi interventi sugli impianti sono previsti dal 2027 e richiederanno importanti cantieri di revamping e manutenzione straordinaria.

Proprio queste attività rappresentano tradizionalmente il principale bacino di lavoro per le imprese dell’indotto, come Sait, specializzate proprio in manutenzioni, ponteggi e coibentazioni.

Le richieste dei sindacati per la nuova fase di Isab

Per le organizzazioni sindacali la trasformazione della raffineria non può avvenire scaricando i costi sull’indotto. Oltre alla tutela dei dipendenti diretti, chiedono che le future gare prevedano clausole sociali per le aziende in appalto, l’applicazione del contratto nazionale di riferimento, percorsi di riqualificazione professionale per accompagnare la transizione energetica e un tavolo permanente con istituzioni e proprietà per monitorare investimenti e occupazione.

La vicenda Sait viene così considerata il primo banco di prova della nuova stagione industriale che attende il polo petrolchimico siracusano, nella convinzione che la transizione potrà dirsi davvero sostenibile solo se saprà garantire continuità occupazionale, qualità del lavoro e corrette regole negli appalti.