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“Il Governo italiano chieda formalmente il ritiro della proposta di Regolamento sugli appalti pubblici elaborata dalla Commissione europea e presentata oggi a Bruxelles, che, se approvata, diventerebbe immediatamente esecutiva, superando gli attuali codici nazionali degli appalti, compreso quello italiano”. Così, in una nota, Alessandro Genovesi , responsabile appalti della Cgil nazionale.
La Cgil chiede invece una nuova Direttiva europea, che impedisca il massimo ribasso e salvaguardi le norme nazionali a tutela di lavoratori e imprese.
“La Direttiva europea dovrebbe, innanzitutto - sottolinea Genovesi - recuperare la proposta di divieto del massimo ribasso come metodo per l’assegnazione degli appalti, avanzata nel Regolamento e, al contempo, salvaguardare le specificità nazionali, a partire dalle tutele per lavoratori e imprese previste dal nostro codice nazionale e che il Regolamento non prevede”.
Il rischio del doppio regime
Secondo il sindacato, il rischio è anche quello di creare un doppio regime tra appalti sopra e sotto la soglia europea. “Dobbiamo impedire l’approvazione di un Regolamento che creerebbe un doppio regime di diritti, tutele e procedure tra appalti sopra soglia e appalti sotto la soglia comunitaria di 5,4 milioni di euro, con l’unico effetto di rallentare l’assegnazione degli appalti e aumentare incertezze giuridiche e contenziosi”.
Contratti e tutele
Tra le tutele che la Cgil chiede di mantenere ci sono il rispetto dei contratti collettivi, le clausole sociali, la parità di trattamento tra lavoratori in appalto e subappalto e la responsabilità solidale lungo la filiera.
“La nuova Direttiva, poi, - prosegue Genovesi - oltre a prevedere il divieto del massimo ribasso, deve mantenere tutte quelle condizionalità e quegli obblighi che il Regolamento non prevede, a partire dal rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, dalle clausole sociali per la tutela dell’occupazione nei cambi di appalto, dalla parità di tutele tra i lavoratori in appalto e subappalto, dalla responsabilità in solido lungo la filiera e da tutte le altre norme finalizzate a promuovere appalti di qualità sotto il profilo ambientale e sociale, favorendo le imprese che investono in innovazione, salute, sicurezza e professionalità e contrastando ogni forma di concorrenza sleale”.
Subappalti a cascata
Il sindacato chiede inoltre di intervenire sui subappalti a cascata, collegandoli ai rischi di sfruttamento, lavoro irregolare, infortuni e infiltrazioni criminali.
“Chiediamo una Direttiva che - aggiunge Genovesi - non solo difenda le conquiste sociali di questi anni, ma intervenga anche sui tanti problemi ancora irrisolti, a partire dalla possibilità di ricorrere ai cosiddetti ‘subappalti a cascata’, spesso causa di sfruttamento, lavoro irregolare, infortuni gravi e mortali, nonché di infiltrazioni criminali e mafiose. E come chiesto anche dal sindacato europeo, occorre specificare che si potrà ricorrere al subappalto solo per attività specialistiche e non come strumento per ridurre salari e diritti. In ogni caso, non si dovrebbe consentire il ricorso al subappalto oltre il primo livello, così da favorire le imprese più serie e strutturate. Maggiori obblighi vanno poi previsti in termini di inserimento di lavoratori svantaggiati, donne e giovani, e in termini di criteri ambientali minimi, volti a premiare le imprese che investono in materiali e tecnologie green. Magari prevedendo lotti più piccoli e riservati specificamente alle piccole e medie imprese”.
Oltre 200 miliardi
La Cgil richiama infine il peso economico degli appalti pubblici e chiede che queste risorse siano utilizzate per creare occupazione stabile e adeguatamente retribuita.
“Solo in Italia - conclude Genovesi - gli appalti pubblici valgono oltre 200 miliardi di euro l’anno, Pnrr escluso: queste risorse pubbliche devono essere utilizzate per promuovere lavoro stabile e ben pagato. Per questo chiediamo una Direttiva più avanzata e una legge di recepimento che tenga conto del contesto italiano, e della qualità delle tutele che abbiamo e che dobbiamo ulteriormente rafforzare”.


























