PHOTO
Sottoscritta l’intesa per l’uscita volontaria di 28 lavoratori di Just Eat, a fronte dei 42 licenziamenti minacciati lo scorso maggio con conseguente proclamazione dello stato di agitazione da parte della Filt Cgil Milano e Lombardia. In fase di trattativa il numero era sceso a 32 per poi arrivare all’attuale 28.
Dalla Filt Cgil Danilo Morini, del dipartimento trasporto merci e logistica parla di “un’offerta considerata compatibile rispetto alle condizioni e alle esigenze personali di chi ha scelto di aderire”, sottolineando però che ci sono comunque persone che stanno lasciando il posto di lavoro: “28 o 32 non cambia molto, ma è sempre meglio che il numero sia il più basso possibile. È fondamentale che sia confermata la proposta e che l’accordo si basi esclusivamente sulle decisioni consapevoli di chi ha scelto di accedere alla misura”.
L’incentivo all’uscita è stato così concordato: si parte da un minimo di otto dodicesimi dello stipendio annuo al lordo per aumentare l’importo in relazione all’anzianità di servizio e ai carichi familiari. Il massimo è rappresentato da quattordici mensilità. Prevista anche l’indennità sostitutiva del preavviso.
Morini precisa che “i toni trionfalistici non si addicono a una situazione in cui le persone perdono il posto di lavoro” e che “il risultato ottenuto è in difesa: non certifica dei licenziamenti ma individua soluzioni condivise, in una condizione in cui l’interlocuzione con le aziende è difficile. Inoltre per i prossimi sei mesi, sulle posizioni che dovessero liberarsi in Just Eat, chi è uscito oggi avrà una priorità di reingresso, anche su mansioni differenti”.
“Da parte dei sindacati e da parte dell’azienda c’è stata la volontà di evitare uno scenario più critico e questo fattore ha contribuito a giungere a una conclusione condivisa della vertenza”, conclude.
























