“Oggi non siamo qui solo per commemorare Octav, ma per dare un segnale alla politica nel giorno dedicato alla sicurezza sul lavoro. Non ci sono alternative alla sicurezza e questo striscione che campeggia su via dei Fori Imperiali con una frase pronunciata dal Presidente Mattarella speriamo non resti solo un monito, ma diventi un’intenzione concreta per le istituzioni. Noi vogliamo una sola cosa: che lavoratrici e lavoratori siano sicuri di tornare a casa”. Con queste parole, Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Roma e Lazio apre la commemorazione organizzata questa mattina alla Torre dei Conti, nel cuore dei Fori Imperiali.
Davanti al monumento segnato dal crollo costato la vita a Octav Stroici, operaio edile di 66 anni, sventola lo striscione della Fillea con una frase del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La sicurezza non è un costo, è un diritto di civiltà”.
Ai piedi della Torre viene deposta una corona di fiori in memoria di Octav e di tutte le vittime del lavoro. Attorno si raccolgono familiari, lavoratori, sindacalisti, superstiti del crollo e rappresentanti delle istituzioni, presenti per la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile. Tra loro Claudia Pratelli, assessora alla scuola del comune di Roma; Antonello Aurigemma, Presidente consiglio regionale Lazio; Chiara Gribaudo, Presidente commissione parlamentare Sicurezza Gaetano La Manna, lavoratore edile sopravvissuto al crollo, e Alina Stroici, figlia di Octav. Una partecipazione che restituisce il senso di una vertenza che supera il perimetro dei cantieri e chiama in causa l’intero Paese.
“La sicurezza sul lavoro è importante, e lo è anche ricordare papà. E come papà, ci sono tanti lavoratori che ogni giorno rischiano la vita. Quello che è successo a mio padre non dovrebbe più accadere”. Con la voce ferma ma segnata dall’emozione interviene Alina Stroici, che riporta il ricordo della tragedia dentro una richiesta semplice e diretta: impedire che altre famiglie vivano lo stesso dolore.
Sulla stessa linea anche Natale Di Cola, segretario generale della Cgil Roma e Lazio: “Dietro ogni morte, ogni incidente, c’è una responsabilità chiara di chi fa impresa o di chi affida un appalto. Noi non ci arrendiamo a questa idea e continueremo a lottare affinché il sacrificio di Octav e degli altri lavoratori non sia vano, affinché il lavoro non sia elemento di sfruttamento e morte”.
Il momento del ricordo si intreccia con i numeri di una emergenza che resta aperta. Nei primi due mesi del 2026, nel Lazio, le denunce di infortunio crescono del 12,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In aumento anche le denunce di malattie professionali, +17%.
Undici le persone che hanno perso la vita lavorando nei primi sessanta giorni dell’anno. Nel settore delle costruzioni il quadro pesa ancora di più. Roma e il Lazio sono attraversati da una stagione di cantieri diffusi: opere pubbliche, manutenzioni straordinarie, rigenerazione urbana, interventi legati al Giubileo e investimenti infrastrutturali moltiplicano i luoghi di lavoro aperti sul territorio. Una crescita che, secondo i sindacati, deve andare di pari passo con un rafforzamento di controlli, prevenzione e organizzazione della sicurezza.
A preoccupare è anche il dato anagrafico del comparto: il 14% degli edili del Lazio ha tra i 60 e i 70 anni. Un elemento che impone maggiore attenzione ai carichi di lavoro, all’idoneità delle mansioni e alla prevenzione dei rischi nei lavori più usuranti. Le richieste avanzate da Cgil e Fillea sono nette: investire sulla formazione continua, aumentare ispettori e vigilanza, promuovere innovazione e dispositivi di protezione, rendere effettiva la responsabilità delle imprese lungo tutta la filiera degli appalti.
E ancora: rimettere al centro il badge di cantiere, ritenuto strumento decisivo per garantire trasparenza, tracciabilità delle presenze, contrasto al lavoro nero e verifica delle competenze. L’accordo è stato firmato, ricordano i sindacati, ma non è ancora esigibile. Per questo l’appello alle parti sociali è di renderlo finalmente operativo.
Dalla Torre dei Conti, luogo divenuto simbolo dopo la morte di Octav Stroici, parte così una richiesta chiara: fermare la scia di incidenti e morti che continua a colpire chi ogni giorno entra in cantiere per lavorare.





















