L’Unione degli universitari esprime “forte preoccupazione per il disegno di legge di riforma del Consiglio universitario nazionale approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro Anna Maria Bernini”.
Dietro l’obiettivo dichiarato di rendere il Cun più “snello ed efficace”, per l’Udu “il provvedimento interviene riducendo in modo significativo la rappresentanza complessiva all’interno dell’organo. Una scelta che rischia di comprimere la pluralità delle voci e di indebolire il ruolo del Cun come spazio di confronto democratico tra le diverse componenti del sistema universitario”.

Per gli universitari “parlare di semplificazione in questo contesto significa, di fatto, legittimare una riduzione degli spazi democratici e della partecipazione.
Particolarmente critica è la decisione di limitare la componente studentesca a sole tre unità su base nazionale. Una misura del tutto sproporzionata rispetto alla dimensione della popolazione studentesca, che riduce concretamente la capacità di incidere delle rappresentanze e le relega a un ruolo marginale all’interno dell’organo”.
La riforma, inoltre, “rafforza il carattere consultivo del Cun nei confronti del ministero senza prevedere strumenti adeguati a garantirne una reale autonomia. In questo quadro, il rischio è quello di un organo sempre meno rappresentativo e sempre più schiacciato su una funzione di ratifica, lontano dalla comunità accademica che dovrebbe invece esprimere. Non si può parlare di efficienza quando si riducono gli spazi di partecipazione”.
E ancora: “La narrazione dello ‘snellimento’ non può diventare un alibi per comprimere la rappresentanza: un sistema universitario moderno è tale solo se è capace di includere e valorizzare tutte le sue componenti.”
Per questo l’Udu ritiene necessario aprire un confronto reale su questa riforma, coinvolgendo tutte le componenti della comunità accademica, a partire da quella studentesca. Intervenire sulla governance universitaria senza ascoltare chi la vive quotidianamente rischia di produrre un sistema meno equo, meno rappresentativo e, in ultima analisi, meno efficace.
Continueremo a portare avanti una mobilitazione forte su questo tema, dentro e fuori gli atenei, per difendere il ruolo della rappresentanza e la qualità democratica dell’università italiana”, conclude la nota.