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Delusione ma senza scalfire la voglia di lottare. Questo lo stato d’animo di sindacalisti, lavoratori e lavoratrici della sanità privata, questa mattina in presidio davanti al ministero della Salute per rivendicare il rinnovo del contratto.
Sono mesi che la giusta lotta per il rinnovo di contratti scaduti da 8 e 14 anni va avanti. Gli operatori e le operatrici sanitari dipendenti da strutture Aris Rsa e Aiop continuano ad occuparsi dei pazienti, ma sono sempre più in difficoltà. La loro busta paga è ferma da troppo tempo e ormai il salario è davvero insufficiente. E dopo mesi di lotta e di sciopero ancora non riescono ad avere risposte, nè dalle parti datoriali né dalle istituzioni. Ma il tempo è scaduto.
Sì scaduto, lo affermano con forza dichiarato i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, in presidi davanti al Ministero: “Ora basta con gli annunci, le promesse, i generici impegni. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle Rsa meritano rispetto. Siamo stanchi di essere compresi solo a parole, servono i fatti. La verità è che avete lasciato in mutande le lavoratrici e i lavoratori. Non bastano più gli impegni: servono decisioni concrete. Subito. Siamo alla frutta”.
Quando si lotta, l’unione fa la forza e gli oltre 300mila lavoratori e lavoratrici non sono soli hanno al fianco i dirigenti sindacali di categoria e la Cgil tutta.
“Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa, oggi in presidio davanti al ministero della Salute, per chiedere il rinnovo dei contratti collettivi nazionali”. Così, in una nota, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini in merito alla mobilitazione proclamata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp.
“Sosterremo questa protesta finché - conclude il segretario generale - non si arriverà al rinnovo dei contratti e, quindi, al riconoscimento di salari dignitosi e alla valorizzazione di professionalità così importanti”. Incontro con il capo di gabinetto del ministero sanità senza risposte. Landini al fianco dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa. La mobilitazione continua.
Uno spiraglio di speranza si è aperto quando ai manifestanti è arrivata la notizia che una delegazione sarebbe stata ricevuta dal capo di gabinetto del ministero. All’uscita, però, delusione ma ancor più convincimento a lottare si è manifestato.
“Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito tutte le nostre richieste”. Così Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi che hanno aggiunto: “Prendiamo atto della volontà di proseguire il confronto, ma non abbiamo ricevuto le garanzie che chiedevamo. Anzi, abbiamo avuto la pressoché certa conferma che il prossimo decreto Pa conterrà uno stanziamento di circa 1,3 miliardi di euro destinato alle strutture della sanità privata, senza che sia previsto alcun vincolo al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Sarebbe un fatto gravissimo: risorse pubbliche alle imprese senza pretendere il rispetto dei diritti di chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale. Per questo la nostra mobilitazione non si fermerà oggi, ma proseguirà e sarà ulteriormente intensificata nelle forme e nei modi, fino a quando non arriveranno risposte concrete”.
Quello che sta succedendo è davvero scandaloso, un settore che macina profitti sulla pelle di lavoratori e lavoratrici che nonostante tutto continuano a fare il proprio dovere con dedizione e professionalità.
I numeri dello scandalo li ricordano i segretari generali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Trecentomila lavoratrici, lavoratori e professionisti continuano a garantire un servizio pubblico essenziale senza un contratto rinnovato rispettivamente da 8 e 14 anni. Intanto, però, i dati diffusi dall’Area Studi Mediobanca parlano di un settore che nel 2024 ha raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del 22% rispetto al 2019. Crescono i ricavi ma lavoratrici e lavoratori del comparto continuano a non vedere i contratti rinnovati e subiscono anche la grave penalizzazione dell’esclusione dall’indennità di vacanza contrattuale a causa delle nuove disposizioni di legge, di cui chiediamo l’immediata revoca, che hanno discriminato le lavoratrici e i lavoratori del settore socio-sanitario. Registriamo fino a 500 euro in meno rispetto agli stipendi del pubblico, a parità di inquadramento: un’ingiustizia intollerabile che penalizza drammaticamente un settore strategico per il Paese. Le responsabilità di questa situazione sono certamente in capo alle associazioni datoriali Aiop e Aris, che continuano a non dare risposte concrete al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Ma oggi chiediamo con ancora maggiore forza anche un’assunzione di responsabilità da parte del governo, del Parlamento, del ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni: servono regole certe sugli accreditamenti, affinché chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche sia obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il ripetersi di fenomeni di dumping contrattuale. Non può esserci una sanità privata che continua a crescere sulle spalle di chi lavora”, concludono i segretari.
























