Venerdì 12 giugno è il giorno dello sciopero della cultura, proclamato da Fp Cgil e Nidil Cgil. Si fermano tutti i lavoratori e le lavoratrici del comparto Federculture per lanciare un messaggio forte: nel settore le condizioni di lavoro devono cambiare subito, servono più risorse e meno precariato. La mobilitazione viene indetta dal sindacato delle funzione pubblica e dal Nidil in rappresentanza dei somministrati e delle somministrate. 

Cambiare la politica del governo

Nelle loro rivendicazioni le sigle sono chiare: lo sciopero è “per cambiare le politiche del governo che tagliano i finanziamenti a tutti i settori della cultura, mettendo a rischio la continuità quotidiana del servizio pubblico”. E ancora “per chiedere di rivedere le scelte che distraggono le risorse dal finanziamento al settore in favore degli stanziamenti in armi”.

Sempre più urgente è stanziare le risorse necessarie per le assunzioni. Occorre “superare le anomalie dei contratti impropri e le false partite Iva, utilizzate oggi per pagare meno il lavoro pur ampiamente qualificato”.

I sindacati di categoria chiedono poi più investimenti su salute e sicurezza su tutti i luoghi di lavoro, e l’adozione di misure concrete per superare ogni forma di violenza, molestia, e discriminazione.

Basta precarietà, contratti impropri, bassi salari

La piattaforma con cui si va allo sciopero è vasta e articolata. I lavoratori incrociano le braccia, si legge, “a fronte di una condizione strutturale di precarietà, sottoremunerazione e assenza di tutele che le istituzioni competenti non hanno ad oggi inteso affrontare con misure adeguate. I settori producono un valore economico e sociale rilevante per il Paese, ma le condizioni di chi vi lavora restano segnate da contratti impropri, salari inadeguati, carenze di organico strutturali che favoriscono il precariato e la discontinuità occupazionale. In questo contesto, il governo ha ulteriormente aggravato la situazione con scelte che contraddicono qualsiasi impegno di politica culturale”. 

I ripetuti tagli al finanziamento pubblico della cultura, poi, “hanno prodotto ripercussioni dirette sull'occupazione dell'intera filiera, mettendo a rischio festival, rassegne e istituzioni culturali su tutto il territorio nazionale”. Anche per questo la scelta di finanziare la guerra è particolarmente inaccettabile. A seguire ecco una serie di richieste precise

Dignità e riconoscimento del lavoro culturale

Il lavoro culturale non è riconosciuto nella sua specificità professionale né adeguatamente retribuito, affermano le sigle: “Chiediamo che la professionalità di chi lavora nella cultura venga riconosciuta concretamente e che i trattamenti economici siano dignitosi e adeguati al lavoro svolto — inclusa una retribuzione equa per le lavoratrici e i lavoratori genuinamente autonomi del settore”. Si chiede inoltre l’applicazione di contratti di filiera che restituiscano, tra l’altro, autorità salariale alla contrattazione collettiva, ponendo fine al sistematico ribasso causato dai contratti impropri.

Stabilizzare i lavoratori, superare le false partite Iva

“Il ricorso sistematico agli appalti e alle concessioni nei servizi culturali pubblici ha prodotto una stratificazione di lavoratrici e lavoratori di serie A e di serie B – scrivono i sindacati – che condividono gli stessi luoghi di lavoro in condizioni giuridiche ed economiche radicalmente diverse”. L’uso improprio di false partite IVA e di forme di lavoro autonomo come strumenti di riduzione del costo del lavoro, costituisce “un’elusione intollerabile” dei diritti contrattuali e previdenziali. Si rivendicano la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati, la stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari, il superamento delle false partite Iva e l'applicazione del miglior contratto di settore sotto il profilo economico e normativo. 

Un piano straordinario di assunzioni

Della salute e sicurezza abbiamo accennato: “Si esige l'applicazione piena e uniforme della normativa in materia di salute e sicurezza anche nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori con contratti atipici, discontinui o autonomi, l'eliminazione del lavoro straordinario non retribuito come prassi strutturale e l’adozione di misure concrete ed esigibili contro ogni forma di discriminazione, molestia e violenza, con particolare attenzione alla tutela di chi si trova in condizione di precarietà”. 
Infine torna il tema delle assunzioni, vista la carenza cronica di personale presso il ministero della Cultura e le istituzioni culturali pubbliche, molte delle quali ricorrono alle esternalizzazioni. Così i sindacati: “Si rivendicano un piano straordinario di assunzioni nel ministero della Cultura e nelle amministrazioni pubbliche del settore, maggiori risorse per il personale dipendente e la previsione di percorsi di stabilizzazione per le lavoratrici e i lavoratori precari delle istituzioni statali e degli enti locali”.

Istituire reddito di discontinuità

Non manca la questione del reddito e delle tutele. Una grande questione aperta è l’intermittenza delle professioni culturali, che troppo spesso lascia senza protezione. In tal senso le organizzazioni chiedono “l'istituzione di un reddito di discontinuità per tutte le professioni culturali caratterizzate da intermittenza strutturale”.

Le piazze

I lavoratori e le lavoratrici vanno in piazza in tutta Italia. Ecco di seguito gli appuntamenti:
- Napoli, presidio a Piazza Plebiscito ore 10
- Firenze, presidio davanti agli Uffizi ore 9,30
- Milano, presidio alla Pinacoteca di Brera 10
- Brescia, presidio Mic-Fondazione Brescia Musei
- Genova, presidio prefettura ore 10
- Bari, presidio Cittadella della cultura
- Venezia, galleria dell’Accademia ore 16
- Torino, presidio Piazza Garigliano ore 10
- Padova, conferenza stampa Biblioteca Universitaria ore 10
- Ravenna, presidio Piazza del Popolo ore 10
- Roma, presidio - Piazza del Planetario di Roma (Museo Nazionale Romano) ore 10, Largo argentina ore 17
- Cagliari, orario e sede in definizione