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I sindacati alzano il livello dello scontro nella nuova vertenza aperta alla Flo di Fontanellato, in provincia di Parma. Filctem Cgil e Femca Cisl, insieme alla Rsu aziendale, hanno proclamato uno sciopero per domani, 24 giugno, dopo che l’azienda di piatti e bicchieri monouso ha annunciato una procedura di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 15 lavoratori. Nella stessa giornata si terrà un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento parmense.
Per le organizzazioni sindacali il problema non riguarda soltanto i posti di lavoro a rischio. A preoccupare è soprattutto la direzione che il gruppo sembra avere imboccato negli ultimi mesi. La decisione di chiudere un intero reparto arriva infatti poco tempo dopo l’ingresso nella compagine societaria di Nextalia, fondo di investimento che gestisce oltre due miliardi di euro di asset. Una coincidenza che i rappresentanti dei lavoratori guardano con crescente preoccupazione.
“Si riduce il perimetro industriale del gruppo”
Secondo Filctem e Femca, gli esuberi annunciati a Fontanellato rappresentano un nuovo tassello di un processo di ridimensionamento che sta interessando il gruppo. La chiusura del reparto considerato non più remunerativo comporterebbe l’uscita di tutte le 15 persone oggi impiegate nell’area produttiva.
I sindacati contestano soprattutto l’assenza di soluzioni alternative. Durante il confronto non sarebbero stati presentati progetti di ricollocazione interna, percorsi di riqualificazione professionale o strumenti capaci di salvaguardare l’occupazione. La scelta aziendale viene quindi letta come un intervento che punta a restringere il perimetro produttivo piuttosto che a gestire una fase di difficoltà mantenendo il maggior numero possibile di posti di lavoro.
Colpiti lavoratori con lunga anzianità e disabilità
Tra gli aspetti più delicati evidenziati dalle organizzazioni sindacali c’è la composizione del reparto destinato alla chiusura. Molti dei lavoratori coinvolti hanno alle spalle anni di attività nello stabilimento e, nel corso del tempo, erano stati assegnati a mansioni compatibili con condizioni di invalidità, disabilità o percorsi di collocamento mirato.
Per Filctem e Femca questo elemento rende la vertenza ancora più grave. Non si tratta soltanto di numeri inseriti in un piano industriale, ma di persone che rischiano di trovarsi in una posizione particolarmente difficile sul mercato del lavoro. Da qui la richiesta di aprire immediatamente un confronto che metta al centro la tutela occupazionale e la ricerca di soluzioni condivise.
Il precedente di Catania
La preoccupazione dei sindacati nasce anche da quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dello stesso gruppo. Ad aprile era esplosa la vertenza legata alla chiusura dello stabilimento Isap di Catania, con il coinvolgimento di 45 lavoratori.
Anche in quel caso le organizzazioni sindacali avevano chiesto strumenti per gestire l’impatto sociale della crisi, tra cui ammortizzatori straordinari, ricerca di investitori e percorsi di reindustrializzazione. Le richieste non erano state accolte e il confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy si era concluso senza un accordo.
Dopo la chiusura del sito siciliano, la cancellazione di un reparto produttivo in Emilia-Romagna disegna per i sindacati una traiettoria precisa e alimenta dubbi sul futuro degli altri stabilimenti del gruppo.
Il 24 giugno la protesta davanti ai cancelli
Lo sciopero sarà il primo banco di prova della mobilitazione. I lavoratori si ritroveranno davanti allo stabilimento di Fontanellato per chiedere il ritiro dei licenziamenti e l’apertura di una trattativa che individui soluzioni diverse dagli esuberi.
























