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Un incontro importante quello di stamattina tra la Confederazione europea dei sindacati e la presidente della Bce, Christine Lagarde. Ad aprire l’incontro la segretaria generale della Ces, Esther Lynch, per la Cgil è intervenuto il segretario confederale Christian Ferrari.
C’è la guerra, certo, ma siamo in tregua e forse la tregua si allunga e lo stretto di Hormuz riapre. Certo, l’inflazione è aumentata a causa dell’impennata dei beni energetici, che però stanno rallentando. Certo, serve avere la lungimiranza di capire che già così per le famiglie “normali” arrivare a fine mese è sempre più difficile, perché all’aumento dell’inflazione non corrisponde l’aumento del salario e ci sono lavoratrici e lavoratori che hanno i contratti fermi da dieci anni. Altro che recupero del potere di acquisto. Certo, chi sa di economia racconta che il problema dell’Italia è il mercato interno: se non riprende almeno un pochino difficilmente il Pil potrà salire. Ed allora ciò che serve all’economia del nostro Paese sono investimenti e sostegno alle famiglie, alle imprese.
Sembra invece che l’indirizzo di marcia della Banca centrale europea, confermando a dire il vero il proprio orientamento, vada esattamente nella direzione contraria a quel che servirebbe. "Esprimiamo grande preoccupazione per la decisione della Bce di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. In una fase di crisi economica, energetica e industriale, nuove politiche monetarie restrittive - sommate a una governance economica già tornata all’austerità - rischiano di aggravare la condizione delle famiglie, per l’aumento del costo dei mutui; delle imprese, per la stretta al credito; della finanza pubblica, per l’incremento della spesa per interessi sul debito, che per l’Italia ammonta a circa 90 miliardi di euro l’anno”. Queste le parole pronunciate dal segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.
Le preoccupazioni del dirigente della Confederazione di Corso di Italia sono diverse e riguardano sia il destino del Paese che la condizione materiali di lavoratrici, lavoratori e pensionati.
“Dal punto di vista macroeconomico – ha avvertito Ferrari - questo determinerebbe un ulteriore rallentamento della domanda interna sia sul lato dei consumi, in particolare di chi vive di salario o pensione; sia su quello degli investimenti, che sono invece fondamentali per affrontare la transizione digitale, ecologica ed energetica del sistema produttivo; a partire dall’elettrificazione e dalle energie rinnovabili, le uniche in grado di garantire indipendenza, sicurezza e riduzione dei costi energetici”.
Occorre occuparsi del futuro, non solo del presente, la guerra con l’Iran insegna. Se fossimo più avanti sulla transizione energetica pagheremmo assai meno di bolletta, noi, le famiglie e le imprese.
Ma quali le ragioni che utilizza Lagarde per giustificare l’aumento dei tassi? Una fantomatica spirale prezzi salari. Peccato che proprio i dati europei siano lì a certificare che, mentre l’inflazione degli anni post Covid e della guerra in Ucraina ha galoppato arrivando a toccare anche un più 17% nel periodo, salari e stipendi sono rimasti al palo, quando dal punto di vista del potere di acquisto non sono arretrati.
Non è un caso che proprio a tal proposito Ferrari abbia detto: “L’argomento principale a sostegno di questa politica è la presunta 'spirale prezzi-salari': non si è verificata dopo la guerra in Ucraina; non è all’orizzonte nemmeno oggi, con la guerra in Medio Oriente. Abbiamo invece - ha proseguito il segretario confederale - subìto un’inflazione da offerta: scatenata dai beni energetici importati, il cui prezzo è insensibile ai tassi di interesse; e poi alimentata da una ‘spirale prezzi-profitti’, prima causa dell’impennata inflattiva del triennio 2022-2024, scaricata interamente sui redditi fissi, con il valore reale dei salari italiani ancora inferiore dell’8,1% rispetto al 2021".
Più chiaro di così. E d’altra parte sono sempre i dati a raccontare che i profitti, soprattutto di imprese del mondo dell’energia ma non solo, si sono moltiplicati a spese dei consumatori. La conclusione del segretario non poteva che essere netta: “Questa dinamica si sta ripetendo. Affrontarla con le stesse ricette produrrebbe gli stessi risultati. Per evitarlo, è fondamentale – ha concluso Ferrari - rafforzare il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, investire nel welfare pubblico e universalistico, ridurre le diseguaglianze sociali, recuperando risorse da profitti, extra-profitti, grandi ricchezze ed evasione fiscale, rinunciare alla pericolosa corsa al riarmo, per puntare sulle vere priorità, a cominciare da politiche industriali e della ricerca capaci di contrastare la crisi esistenziale del sistema manifatturiero e produttivo europeo e di definire un nuovo modello di sviluppo, più avanzato, più innovativo e più sostenibile sul piano sociale e ambientale".

























