La crisi del gruppo Flo, attivo nella produzione di stoviglie e contenitori monouso in plastica e materiali alternativi per il settore alimentare, entra in una fase aperta di scontro.

I sindacati proclamano uno sciopero di un’ora per il 27 aprile e avviano lo stato di agitazione dopo la decisione di chiudere lo stabilimento Isap di Catania. Coinvolti 45 lavoratori, già colpiti dalla procedura di mobilità avviata a fine febbraio. La mobilitazione scatterà alla fine di ogni turno e si accompagna al blocco degli straordinari e delle flessibilità. Il clima si è irrigidito dopo l’ultimo confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy, dove l’azienda ha respinto le proposte sindacali.

Il nodo della gestione della crisi

Sul tavolo c’erano strumenti concreti per gestire l’impatto sociale della chiusura. I sindacati chiedevano l’apertura della cassa integrazione straordinaria, la ricerca di un acquirente e un percorso di reindustrializzazione del sito. Non solo. Veniva proposta anche una gestione dell’esubero con incentivi più adeguati. L’azienda ha scelto un’altra strada: nessuna cassa e una proposta economica di uscita fissata a 5.000 euro. Una cifra giudicata insufficiente e lontana da qualsiasi equilibrio negoziale. Anche il ministero aveva indicato possibili strumenti finanziari, come il fondo di salvaguardia tramite Invitalia. Ma la trattativa si è arenata.

UFFICIO IMAGOECONOMICA
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Matteo Salvini visita uno stabilimento Flo S.p.A. (Imagoeconomica)

Dieci anni di arretramento industriale

La crisi non nasce oggi. Il gruppo ha perso terreno nel mercato negli ultimi dieci anni, passando da 220 milioni di fatturato a 160 milioni nel 2025. Il 2026, per ora, conferma il trend negativo con un ulteriore calo dell’8%. Numeri che raccontano una difficoltà strutturale, non un episodio isolato. La chiusura del sito di Catania fa parte di un ridimensionamento più ampio che apre interrogativi sulla tenuta complessiva del gruppo.

Il rischio si allarga a Verona e Parma

La vertenza non si ferma in Sicilia. Durante il confronto, l’azienda ha parlato apertamente di una riorganizzazione che potrebbe coinvolgere anche gli stabilimenti di Verona e Parma. Non esiste ancora un piano definito, ma il rischio di nuovi impatti occupazionali è già sul tavolo.

Una mobilitazione che punta a riaprire il confronto

Lo sciopero del 27 aprile ha un obiettivo preciso: forzare una riapertura del dialogo e rimettere al centro le tutele occupazionali. Non è solo una risposta alla chiusura di Catania, ma un segnale più ampio sulle relazioni industriali dentro il gruppo. I sindacati chiamano alla partecipazione tutti i lavoratori, anche oltre il sito coinvolto. In gioco non c’è soltanto il destino di 45 persone, ma il modello con cui il gruppo Flo affronta le crisi industriali. E la partita, a questo punto, si sposta anche sul terreno politico, dove si misurerà la capacità di intervenire prima che il ridimensionamento diventi irreversibile.