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Da un provvedimento normativo sulla sicurezza sul lavoro ci si aspetta che le tutele e gli strumenti di prevenzione per garantire la sicurezza di lavoratrici e lavoratori aumentino. E invece no. Il governo Meloni, dopo 4 anni di soggiorno a Palazzo Chigi, è riuscito a peggiorare le norme esistenti, pur dovendo registrare un aumento di morti a causa del lavoro da quando si è insediato. Basti ricordare che dal 1° gennaio ad oggi le statistiche consegnano un dato drammatico: 56 lavoratori non sono tornati a casa.
Cosa non va nel Decreto sicurezza lo denuncia la Filcams Cgil, che in una nota sostiene: “Il Decreto peggiora notevolmente quanto contenuto nella bozza presentata alle parti sociali dal governo e - non ultimo - inserisce misure sfavorevoli per le lavoratrici e i lavoratori che già operano in settori caratterizzati da elevati tassi di precarietà e lavoro povero”.
La verità è che l’approvazione in via definitiva del Decreto sicurezza sul lavoro, un provvedimento che, nelle intenzioni annunciate, avrebbe dovuto apportare miglioramenti normativi in tema di infortuni e morti sul lavoro, ma che nei fatti si conferma l'ennesimo passo indietro sulle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. D’altra parte in questi anni Meloni e la ministra Calderoni ai passi indietro ci hanno davvero abituati.
“Nella versione approvata – si legge ancora nella Nota della Filcams - è stato rimosso l’obbligo, nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione, alla formazione sulla salute e sicurezza al momento dell’assunzione, dilatandolo a trenta giorni, con il risultato di escludere le lavoratrici e i lavoratori precari, o coloro che sono nella fase più delicata di avvio al lavoro, da una procedura fondamentale per la tutela e la sicurezza”.
Domanda: ma che senso ha spostare di 30 giorni la formazione sulla sicurezza, quando magari in cucina con fiamme coltelli e materiali pericolosi si entra subito? La risposta potrebbe essere che siccome in quei settori il precariato è forte e spesso i contratti durano meno di 30 giorni, se la formazione è spostata in realtà non si fa, ed ecco magicamente il risparmio sulla pelle di lavoratrici e lavoratori.
“Parliamo di migliaia di persone, già oggi costrette a pagare gli effetti di una frammentazione lavorativa che mina continuamente la stabilità e la certezza di un lavoro dignitoso, tutelato e ben retribuito. E, nel frattempo, le cronache di questi giorni ricordano tragicamente quanto sia rilevante e urgente il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro un'emergenza, che il governo non solo non affronta adeguatamente ma che con provvedimenti come questo riesce piuttosto a inasprire”.
La reazione al Decreto non può che essere preoccupata e indignata.La Filcams Cgil, che ogni giorno rappresenta e tutela i settori interessati dalla norma, esprime contrarietà e indignazione di fronte ai contenuti del decreto.
“Non è accettabile che il governo abbia deciso per l’ennesima volta di colpire le categorie più fragili e precarie - dichiara la categoria - e ancor meno accettabili sono le dimostrazioni di cordoglio di fronte a infortuni e morti, quando al tempo stesso si sceglie di mettere in secondo piano la salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.
E allora l’annuncio è chiaro: “La Filcams metterà in campo tutte le azioni necessarie alla tutela dei lavoratori rappresentati al fine di ripristinare i diritti che questo decreto ha leso”.






















