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In provincia di Siracusa, il depuratore Ias di Priolo, è al centro di una vicenda giudiziaria e industriale che dura da quattro anni, mentre la Regione Sicilia lavora al futuro dell’impianto.
Dopo una riunione alla quale hanno partecipato i principali utenti industriali dell’area, ma non le organizzazioni sindacali. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno chiesto alla politica di essere coinvolte nelle prossime decisioni.
La questione non riguarda soltanto i 40 lavoratori di Ias ma ha una portata più ampia. Il depuratore è infatti un’infrastruttura essenziale per il sistema industriale siracusano e un eventuale blocco delle attività potrebbe avere conseguenze su migliaia di addetti. I sindacati parlano di oltre 5 mila lavoratori dell’indotto, comprese le aziende Isab, Versalis, Sonatrach e Sasol.
Il sequestro e l’inchiesta ambientale
Per capire perché la partita sia ancora aperta bisogna tornare al 2022. Nel maggio di quell’anno la Procura di Siracusa dispose il sequestro preventivo del depuratore, delle quote e del patrimonio di Ias, nell’ambito di un’inchiesta sulle modalità di trattamento dei reflui industriali. L’ipotesi della magistratura era che l’impianto non fosse in grado di trattare correttamente gli scarti conferiti dalle industrie, con conseguenze sull’ambiente.
Il sequestro cambiò radicalmente la gestione dell’impianto. Ias svolgeva infatti una funzione particolare: trattava sia i reflui civili dei comuni dell’area sia quelli provenienti dalle grandi industrie del petrolchimico.
Dopo il sequestro furono introdotte prescrizioni e un percorso di adeguamento. Il problema era come garantire, nel frattempo, la continuità delle attività produttive del polo senza rinunciare agli interventi necessari per mettere in sicurezza il sistema di depurazione.
Nel 2023 il governo nazionale inserì Ias, insieme ad altri impianti strategici dell’area, nel perimetro delle infrastrutture considerate necessarie alla continuità produttiva della raffineria Isab: senza una soluzione per il trattamento dei reflui, anche la continuità degli stabilimenti industriali sarebbe stata messa in discussione.
La soluzione passa per il distacco delle industrie
Negli anni successivi si è fatta strada una soluzione diversa rispetto al modello originario. I grandi utenti industriali hanno iniziato a progettare sistemi autonomi per il trattamento dei propri reflui, mentre per Ias si è aperta la prospettiva di una rifunzionalizzazione.
La Regione ha previsto risorse per gli interventi di messa in sicurezza e adeguamento dell’impianto. Il percorso di uscita dei grandi utenti, programmato progressivamente, arriva ora a un passaggio decisivo.
In questi giorni Isab si prepara al distacco definitivo dal depuratore. Il venir meno dei principali conferimenti industriali modifica quindi la funzione stessa che Ias ha svolto finora e apre una nuova fase per la società e per i suoi lavoratori.
La Regione ha avviato un tavolo tecnico e una cabina di regia per accompagnare questo passaggio e definire gli interventi necessari. Sul tavolo ci sono la messa in sicurezza dell’impianto, la sua futura funzione e la gestione della fase di transizione.
I sindacati: il futuro non si decide senza i lavoratori
È in questo quadro che arriva la presa di posizione di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. I tre segretari provinciali Fiorenzo Amato, Alessandro Tripoli e Giuseppe Di Natale contestano l’assenza delle organizzazioni sindacali dall’ultimo confronto con la Regione.
Per i sindacati non è in discussione soltanto il futuro dei dipendenti direttamente occupati in Ias. La trasformazione del sistema di depurazione può incidere sulla continuità produttiva dell’intero polo e, di conseguenza, sull’occupazione diretta e dell’indotto.
Per questo le tre categorie dei chimici chiedono di essere convocate ai prossimi incontri e rivendicano il proprio ruolo nella rappresentanza dei lavoratori.























