La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

Si riparte dalla scuola. In questi giorni sono tornati in classe circa 8 milioni di ragazze e ragazzi e 900 mila insegnanti, ma quello che appena cominciato è un anno difficile.

Sono soprattutto due i problemi: la precarietà e i salari. A inizio settembre i precari tra docenti e personale Ata erano circa 220 mila. Una condizione ormai strutturale, soprattutto sul sostegno, che secondo la Flc va affrontata con un piano di stabilizzazioni.

E poi c’è la questione degli stipendi: nonostante il rinnovo del contratto, resta un divario che in alcuni comparti della scuola, dell’università e della ricerca arriva al 20% rispetto al resto della pubblica amministrazione. Per questo il sindacato chiede nuove risorse nella prossima legge di bilancio.

Ma la scuola non è l’unico settore alle prese con un autunno complicato. Sul fronte industriale è alta la tensione in Electrolux.

Il 15 settembre i lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani hanno scioperato per otto ore, con una manifestazione nazionale a Cerreto d’Esi. L’azienda conferma infatti 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento marchigiano, dove sono a rischio 170 posti di lavoro. I sindacati chiedono il ritiro del piano e un nuovo confronto al ministero, con un progetto industriale che salvaguardi occupazione e produzione in Italia.

E dalla vertenza Electrolux arriviamo a un altro grande simbolo della crisi industriale italiana: l’ex Ilva.

A Taranto i lavoratori dell’indotto hanno occupato la strada davanti allo stabilimento e hanno proclamato 24 ore di sciopero contro i licenziamenti collettivi annunciati dalle aziende degli appalti. La protesta arriva mentre si prepara la fermata dell’area a caldo. I sindacati chiedono misure straordinarie, tutela del reddito e una prospettiva industriale per tutti i lavoratori, compresi quelli dell’indotto.

E proprio parlando di industria arriviamo a un altro tema: le disuguaglianze che attraversano il mondo del lavoro.

Una ricerca della Fiom Cgil sul settore metalmeccanico, realizzata su oltre 476 mila dipendenti, fotografa un gender pay gap del 12 per cento. In media le lavoratrici guadagnano 5.401 euro lordi all’anno meno dei colleghi uomini: 39.584 euro contro 44.985.

Il divario cresce soprattutto quando si guarda al salario accessorio, dove arriva al 23,6 per cento. Secondo la Fiom, la contrattazione collettiva può ridurre queste differenze, mentre part-time e componenti salariali lasciate alla discrezionalità aziendale tendono ad ampliarle.

Disuguaglianze e diritti ci portano anche dentro i Cpr.

Ventitré medici sono stati perquisiti nell’ambito di un’indagine della Procura di Ravenna sui certificati che sarebbero stati firmati per evitare il trasferimento di persone migranti nei centri di permanenza per il rimpatrio. Uno solo dei professionisti, secondo quanto riferito dalla Cgil, risulta indagato.

Cgil e Fp Cgil esprimono solidarietà al personale e chiedono di non trasformare il lavoro dei medici in uno strumento di propaganda. La tutela della salute, ricordano, è un diritto universale e l’autonomia professionale deve essere garantita.

Dai diritti delle persone migranti a quelli delle donne. Un nuovo rapporto Istat mostra quanto la violenza di genere affondi le sue radici già nell’infanzia.

Il 15,3 per cento delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, circa tre milioni di persone, dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Per le donne straniere la percentuale è dell’11,4 per cento. E nella maggior parte dei casi l’autore della violenza è una persona conosciuta dalla vittima.

C’è poi un altro dato: tra le donne che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, quasi il 60 per cento non ne ha parlato con nessuno al momento dell’accaduto. Numeri che riportano al centro la necessità di prevenzione, educazione e strumenti di protezione.

E chiudiamo con Roma e con il diritto alla casa.

Domani, 19 settembre, Spin Time torna in piazza con una manifestazione nazionale per chiedere un altro modello di città. Dopo l’evacuazione del palazzo dell’Esquilino, la mobilitazione chiede che quello spazio possa tornare a essere un luogo di abitare e welfare dal basso.

La richiesta è riportare al centro il diritto alla casa e contrastare una trasformazione delle città sempre più segnata dalla rendita, dagli affitti brevi e dalla difficoltà di trovare un’abitazione accessibile.

Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.