Il futuro dell’ex Ilva resta al centro del confronto politico e sindacale. Oggi a Roma, nella sede della FLM, Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione per discutere della crisi dell’acciaio e delle prospettive di decarbonizzazione degli impianti.

Non c’è più tempo da perdere. Abbiamo reso nota ai gruppi parlamentari la posizione unitaria delle sigle sindacali dei lavoratori metalmeccanici: decarbonizzazione e occupazione sono due gambe che devono camminare insieme, non c’è l’una senza l’altra. Per poterle garantire c’è bisogno di una partecipazione da parte dello Stato che possa aiutare in una fase di ripartenza degli impianti la possibilità di poter gestire il rilancio della produzione di acciaio. Non si può dire che l’acciaio è strategico e poi trovarsi nella situazione in cui ci sono tantissime incertezze dal punto di vista occupazionale e ambientale”, ha dichiarato Michele De Palma, segretario generale Fiom Cgil.

“Gli incontri di oggi sono stati importanti – ha aggiunto – siamo stati chiari e diretti con tutte le forze politiche. Abbiamo auspicato che ci sia una posizione comune del Parlamento a sostegno del piano di decarbonizzazione degli impianti di Taranto, Genova e Novi, per i lavoratori e le lavoratrici di ex Ilva in As e quelli dell’indotto. Noi non ci fermiamo”.

De Palma ha ribadito la centralità del confronto con tutte le forze istituzionali, “indipendentemente dal fatto che siano di maggioranza o di opposizione. Oggi i due rami del Parlamento li abbiamo ospitati dentro la casa comune delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici italiani. Ci manca soltanto di incontrare il Presidente della Repubblica per poter garantire la nostra Costituzione, cioè il fatto che noi siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Al termine dell’incontro i sindacati hanno diffuso una nota comune di riepilogo nella quale ribadiscono che “dall’inizio di questa lunghissima vertenza, i lavoratori non hanno mai diviso le questioni ambientali da quelle occupazionali ma ne stanno pagando le conseguenze sia come cittadini e sia come lavoratori”.

Come è noto, il ministero del Lavoro ha rinviato al 10 settembre l’incontro sulla cassa integrazione straordinaria per l’ex Ilva, che l’azienda ha chiesto per 4.000 lavoratori, di cui 3.500 a Taranto.