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Pubblichiamo una lettera indirizzata dalla Cgil ai parlamentari europei e ai componenti della Commissione Libe per chiedere di respingere il nuovo Regolamento rimpatri dell'Unione europea. A firmarla sono la segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli, e il coordinatore dell'Area delle politiche europee e internazionali Salvatore Marra
Esprimiamo forte preoccupazione per l'entrata in vigore delle nuove norme europee riguardanti i rimpatri dopo l'accordo raggiunto nel trilogo lo scorso 1° giugno. Le nostre maggiori preoccupazioni, già espresse nei mesi precedenti insieme a tante organizzazioni sindacali a livello europeo, a moltissime realtà della società civile e alle Ong, riguardano il rispetto dei diritti umani fondamentali a partire dal diritto d'asilo.
Queste politiche dell'Ue sull'immigrazione confermano un modello repressivo dentro una logica di respingimenti in forte contrasto con i valori fondamentali dell'Europa.
Passo indietro sulla tutela dei minori
Gli elementi di maggiore criticità riguardano la mancata protezione dei minori, il che rappresenta un arretramento senza precedenti sul piano della tutela dei diritti fondamentali che contravviene al rispetto di norme e trattati internazionali, compresa la risoluzione del 2020 del Consiglio d’Europa con la quale si afferma che “la detenzione di minori e dei loro genitori in base al loro status migratorio è contraria al superiore interesse del minore e costituisce una violazione dei diritti dell’infanzia”.
Estensione del fermo
Il regolamento prevede l'estensione della durata del trattenimento dei migranti fino a due anni, anche per i minori, in violazione del diritto europeo e internazionale secondo cui la restrizione della libertà personale è una misura di carattere penale che si applica a seguito di reati commessi, accertati e giudicati dall'autorità giudiziaria dentro un quadro di garanzie a partire dal diritto alla difesa. Con l’articolo 32 del regolamento si consentono proroghe ripetute di sei mesi senza alcun limite massimo, il che significa trattare “l'irregolarità amministrativa” come un reato penale grave, senza le garanzie previste dalle procedure del diritto penale.
Approccio in stile Trump
Sono previsti anche iter procedurali di investigazione, finalizzati all'accertamento dello status dei migranti, attraverso controlli direttamente nelle abitazioni, nei centri di accoglienza, nei luoghi di lavoro e nelle strutture di cura. Un approccio repressivo che appare simile al modello Ice adottato negli Usa dall'amministrazione Trump.
Questo potrebbe dare inizio a delle azioni di controllo e ricerca sistematica del tutto contrarie ai principi dello Stato di diritto che è alla base di ogni sistema democratico. Il nuovo regolamento prevede accordi con Paesi terzi per la costruzione di centri di detenzione chiamati Return Hubs e, al tempo stesso, il finanziamento di sistemi di controllo delle persone in movimento. L'obiettivo è il contenimento delle partenze ancora prima che raggiungano il territorio europeo, delegando il controllo a Paesi terzi che, in molti casi, rappresentano già luoghi di transito lungo le rotte migratorie.
Aumenta l’esternalizzazione
Si compie un ulteriore passo in avanti verso l'esternalizzazione delle frontiere senza nessuna garanzia per i rischi di violazione dei diritti umani come già avviene in alcuni Paesi di transito dove da anni si praticano respingimenti, torture, morti e sparizioni di persone migranti. Sono quei Paesi definiti “sicuri” o destinati a diventare partner dell’Ue attraverso nuovi accordi.
Queste politiche non costituiscono una novità, ma si inseriscono in oltre dieci anni di rafforzamento dei confini europei attraverso accordi internazionali, finanziamenti, programmi di formazione per le polizie di frontiera, il sistema Frontex e la diffusione di tecnologie di sorveglianza digitale, dalla Turchia ai Balcani occidentali fino ai Paesi dell’area Sud Est Asia e Nord Africa, con in primis la Libia. L’Italia è stata tra i principali promotori dell’idea dei Return Hubs, attraverso il protocollo Italia-Albania che ha portato alla creazione del centro di trattenimento e rimpatrio (Cpr) per migranti sul territorio albanese sotto gestione italiana.
Questo è il modello assunto dall’Unione europea, considerato “buona pratica” per l’esternalizzazione delle frontiere e delle procedure di rimpatrio, ignorando le conseguenze umanitarie e giuridiche che tali misure comportano.
L’inutile logica securitaria
Ancora una volta, il tema delle migrazioni non viene considerato come fattore strutturale a livello globale e si ignorano le ragioni alla base dei grandi movimenti migratori dai tanti sud del mondo verso l'Occidente, disconoscendo ogni responsabilità, a partire dalla storia coloniale, verso i popoli dei Paesi dell'Africa, dell'Asia e del Sud America.
Le politiche di contrasto all'immigrazione irregolare adottate dall'Europa, in parallelo alle politiche di molti Stati membri, non tengono conto minimamente delle ragioni che determinano in molti migranti lo status di “irregolare”. L'irregolarità spesso è causata dall'assenza di politiche d'ingresso legali e da requisiti molto rigidi per il mantenimento di una condizione di regolarità. In molte realtà dell'Europa lo status di regolarità è legato al contratto di lavoro e a requisiti di reddito difficili da rispettare a causa del lavoro irregolare diffuso di cui sono vittime spesso i lavoratori e le lavoratrici migranti.
Di questo non si tiene conto, diversamente si considera in modo strumentale la presenza di migranti come minaccia alla sicurezza e come fattore di concorrenza per l'accesso al lavoro e al welfare. Questo è il contesto politico e culturale sul quale le destre, a livello europeo e internazionale, fanno propaganda per accrescere consensi utilizzando le paure della crisi economica che colpisce i ceti medi, spostando l'attenzione dalle vere cause che minacciano la percezione di insicurezza e la stabilità economica dei cittadini.
L’Europa cambi rotta
Per la Cgil l'Europa dovrebbe invertire la rotta dimostrando che uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale non sono principi astratti, ma pilastri concreti del suo modello storico di società. Per questo riteniamo utile evidenziare i punti chiave del documento della rete Rsmms sulla regolarizzazione nel quale si afferma che non serve sollevare muri e barriere in Europa, ma al contrario prevedere meccanismi di regolarizzazione che devono essere rafforzati e resi strutturali.
Questo approccio rappresenta un'opportunità per costruire un'Unione europea più giusta, coesa e sostenibile, capace di valorizzare ogni contributo umano e garantire la piena dignità del lavoro.
Auspichiamo che nelle prossime tappe istituzionali, in Commissione Libe e nella seduta del Parlamento in plenaria, il nuovo regolamento rimpatri possa essere respinto. Facendo affidamento alle parlamentari e ai parlamentari affinché esprimano un voto contrario per la tutela dei diritti umani di milioni di donne e uomini migranti e a difesa dei principi fondanti dell’Unione europea.
- Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale Cgil
- Salvatore Marra, coordinatore Area delle politiche europee e internazionali
























