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La Sicilia, regione interessata dal discusso ponte sullo Stretto di Messina, ha una rete di trasporti da sempre ritenuta insufficiente per il fabbisogno interno, come anche per coloro che decidono, come in questa stagione, di trascorrervi le vacanze. Gli episodi di violento maltempo degli ultimi mesi hanno creato sostanziali problemi, soprattutto a chi quotidianamente utilizza il trasporto ferroviario per lavoro o per motivo di studio.
Domenico Maimone, coordinatore delle attività ferroviarie della Filt Cgil Sicilia, nel farci un quadro della situazione, sottolinea che nell'isola “è stato rinnovato tutto il parco rotabili del trasporto della direzione regionale passeggeri di Trenitalia, vale a dire il trasporto regionale. Sono stati accantonare i vecchi mezzi che erano le vetture media distanza. Ora abbiamo tutti i treni Jazz, Minuet, Pop e Blues”.
Sembrano quindi risolti i problemi sorti in Sicilia con l’avvento dei nuovi mezzi che, dopo l’acquisto, erano incompatibili con le tratte impervie della regione.
“Il problema è l'immobilismo – spiega Maimone –, anni e anni di immobilismo durante i quali l'infrastruttura non è mai stata rinnovata. Ora hanno iniziato a investire nel nuovo sistema di esercizio che si chiama Ertms che sarebbe il fratello più piccolo di quello sull'alta velocità e purtroppo per realizzare i lavori si doveva fare una scelta, penalizzare i pendolari o creare problemi al turismo estivo”.
Pendolari o turisti?
Il sindacalista spiega che “con la società committente, che ha un contratto con la Regione in scadenza nel 2032, hanno deciso di ridurre il disagio al minimo dei pendolari nel periodo che va da settembre fino a giugno, sfruttando la stagione estiva per cercare di effettuare i lavori. Questo anche perché i pendolari garantiscono gli abbonamenti mensili e annuali. Per tutelare il turismo sono poi stati rinviati i lavori sulla tratta Messina-Palermo”.
“Questa – continua - si è deciso di non chiudere a macchia di leopardo, ma di attenzionare i problemi su una sola linea e quindi per adesso, sino al 30 di settembre, rimane chiusa la Agrigento-Palermo, cercando di sfruttare al massimo i famosi fondi Pnrr che sono a breve scadenza”. Questo comporta ovviamente disagi.
Se ci spostiamo sulla linea ferroviaria tra Trapani e Palermo che passa per Milo la troviamo chiusa al traffico dal febbraio 2013 a causa di frane. I lavori vanno a rilento e il loro termine è previsto per il 2028. Se vogliamo andare da Trapani a Messina, magari per poi raggiungere il “continente”, ci impieghiamo dalle 7 ore e mezza alle 9 ore e mezza, con 2-3 cambi, e il numero di corse previste è di 4.
“Su quella tratta è come se stessero facendo un nuovo tracciato, visto lo stato d’abbandono in cui è stata lasciata – afferma Maimone –. Il problema principale è collegare Trapani. Poi c’è la linea Agrigento-Palermo che è chiusa per lavori e dovrebbe essere riaperta il 30 settembre”.
E ancora: “Per le tratte chiuse i disagi dei lavoratori sono stati gestiti a livello sindacale così da ridurli. Quindi i lavoratori hanno scelto cosa fare. C’è, ad esempio, chi aveva ferie non godute e ha scelto di usufruirne quanto più possibile. In alcuni casi è stato possibile prolungarle e c’è anche chi ha preso 2 mesi di ferie. Altri hanno deciso per il part-time, altri hanno voluto andare in trasferta non uscendo dalla Sicilia, con agevolazioni che li hanno portati a Palermo”.
La tratta Caltagirone-Gela, che serve anche la città di Niscemi devastata dalla recente frana, è chiusa dal 2011 dopo il crollo di un viadotto e continuano a operare i mezzi sostitutivi su gomma, con un allungamento dei tempi di percorrenza.
Riaperta infine la Messina-Catania, dopo l’ondata di maltempo che ha investito le due province lo scorso gennaio: Sempre Maimone dice che “questa volta pare in è stata aperta all'esercizio regolarmente, mantenendo la scadenza dei tempi che si erano dati, e nel giro di un mese e mezzo hanno completato tutti i lavori.
Servono più corse
Se si parla invece della frequenza dei treni, “per quelli a media velocità il fabbisogno risulta soddisfatto, mentre bisognerebbe incrementarla per le altre tratte, come ad esempio per la Messina-Palermo”. Sono più di una le tratte che prevedono un numero assai ridotto di corse, elemento che rende ancora più problematico scegliere il treno come mezzo di trasporto ed evitare l’uso del mezzo privato, al quale però, talvolta, è inevitabile ricorrere. “La società ferroviaria – osserva il sindacalista - è sotto regime di contratto di servizio con la Regione ed è la committente, in accordo con il comitato dei pendolari, a stabilire gli orari dei treni”.
Questo lo stato dell’arte degli oltre 1.300 km di rete ferroviaria siciliana, ancora in larga parte a binario singolo, ma che, conclude Maimone, sono in via di ammodernamento e forse anche di ampliamento.


























