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“Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori”, ma il decreto varato dal governo va in tutt’altra direzione. Maurizio Landini, intervistato da Giovanni Floris a DiMartedì, smonta il provvedimento con parole nette: “In questo decreto, i 960 milioni che hanno stanziato vanno alle imprese. I lavoratori non prendono un euro”.
Il cuore della critica riguarda proprio la destinazione delle risorse. Le misure previste puntano infatti su incentivi alle assunzioni, con sgravi e sostegni economici per le aziende che incrementano l’occupazione. Una scelta che l’esecutivo rivendica come leva per favorire il lavoro stabile, soprattutto tra i giovani. Ma per la Cgil si tratta di un’impostazione sbilanciata.
“Semplicemente danno soldi se un’azienda assume. Lo trovo un po’ singolare: un’azienda assume se ha bisogno”, osserva Landini, mettendo in discussione l’efficacia stessa degli incentivi. Il punto, per il sindacato, è un altro: intervenire direttamente sulle condizioni di chi lavora.
“Dovrebbero pagare e aumentare i salari ai lavoratori. Questa cosa non la fanno, vorrei che fosse chiaro”, insiste il segretario generale della Cgil. Nel decreto, infatti, non sono previste misure strutturali per l’aumento delle retribuzioni né interventi significativi sul potere d’acquisto.
Il risultato, secondo Landini, è un provvedimento che lascia irrisolti i nodi centrali del mercato del lavoro italiano. “Questo decreto non dà un euro in più ai lavoratori”, ribadisce, mentre “continuano a pagare le tasse più di quello che devono pagare”. Un riferimento diretto alla pressione fiscale che grava sui redditi da lavoro, in un contesto segnato da salari stagnanti e inflazione.
La presa di posizione della Cgil riapre così il confronto sulle priorità delle politiche del lavoro. In una giornata simbolica come il Primo Maggio, la distanza tra governo e sindacato appare evidente: da un lato gli incentivi alle imprese, dall’altro la richiesta di redistribuzione, diritti e salari più alti. Una frattura che riguarda da vicino la vita quotidiana di milioni di lavoratrici e lavoratori.























