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“Senza l’assegnazione immediata di produzioni in grado di saturare gli impianti e blindare l’occupazione, Cassino viene lasciata scivolare nel declino”. Un grido d’allarme disperato, quello di Cgil e Fiom Lazio e Frosinone, per le sorti dello stabilimento Stellantis, lanciato al termine dell’incontro che si è tenuto venerdì 23 ottobre in Regione.
Cgil e Fiom rimarcano anche che lo stabilimento ha “già subìto un drastico svuotamento di posti di lavoro. Un’emorragia devastante che sta letteralmente travolgendo l’indotto, impoverito da ristrutturazioni selvagge e dal costante drenaggio di commesse e lavorazioni verso altri territori e verso il Maghreb”.
La situazione dell’impianto sembra sempre più drammatica. Nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati soltanto 59 i giorni di lavoro, mentre in ottobre appena tre. Da oggi (lunedì 26) e fino a venerdì 30 nuovo stop alla produzione per i reparti lastratura, verniciatura e montaggio.
I numeri della crisi
Nel 2025 lo stabilimento ha prodotto 19.364 vetture, con un calo del 27,9 per cento rispetto all’anno precedente (secondo quanto riportato dalla Cisl nell’incontro). Nel primo semestre 2026 la produzione è stata di 6.700 unità, in flessione del 36,2 per cento sullo stesso periodo del 2025. Di queste, 2.575 erano Maserati Grecale. Anche il quadro del marchio richiede risposte concrete: nel 2025 Maserati ha venduto 11.100 vetture nel mondo, 3.600 in meno rispetto al 2024.
Cgil-Fiom: “Manca del tutto una prospettiva industriale”
“Le lavoratrici e i lavoratori di Cassino e dell’indotto aspettano da troppo tempo segnali inequivocabili”, dicono Cgil e Fiom Lazio e Frosinone: “Le rassicurazioni si ripetono da mesi, mentre le ore lavorate si riducono drammaticamente: sui pochi elementi comunicati dalla Regione Lazio il nostro giudizio è negativo, perché manca del tutto una prospettiva industriale reale”.
Il sindacato evidenzia che “le deludenti indicazioni aziendali sui futuri assetti produttivi confermano la totale assenza di garanzie occupazionali serie e durature. Stellantis continua a scaricare il prezzo della sua disattenzione sul territorio, condannando lo stabilimento a una cassa integrazione strutturale e a un continuo e inaccettabile impoverimento salariale per il personale”.
In attesa che si pretenda da Stellantis un piano di rilancio vero, continua la nota, non si possono “abbandonare a se stesse le persone: la Regione deve intervenire subito con strumenti straordinari d’integrazione al reddito per sostenere i lavoratori, stremati da anni di ammortizzatori sociali e da un carovita ormai insostenibile”.
Cgil e Fiom così concludono: “Regione e governo smettano di subire le scelte strategiche della multinazionale e pretendano da Stellantis un cronoprogramma vincolante, investimenti certi e garanzie occupazionali blindate per il sito e per l’intera filiera. Il futuro di Cassino non si baratta con le chiacchiere: servono stabilità lavorativa e dignità salariale”.
Fim Cisl e Uilm Uil: “Serve un intervento anche per l’indotto”
“Il rilancio deve tradursi in volumi, investimenti e continuità produttiva, non soltanto in dichiarazioni”. Così Cisl e Fim Lazio e Frosinone, rimarcando di aver chiesto alla Regione “il rifinanziamento anche per il 2027 della legge regionale 46/2002, a sostegno delle aziende dell’indotto automotive. La tenuta di Cassino riguarda non solo le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento, ma un’intera filiera di imprese e competenze del territorio”.
L’attenzione della Uilm Uil Lazio è rivolta a martedì 10 dicembre, quando Stellantis (nel corso del “Maserati day” a Modena) renderà noto le prospettive per Cassino. “Un piano industriale che parli soltanto di Maserati rischia di essere insufficiente”, dichiara la Uilm: “Il 10 dicembre deve essere una scadenza per conoscere finalmente il futuro dello stabilimento, non un altro rinvio. E accanto al piano per Cassino serve un intervento immediato per l’indotto: ogni giorno senza lavoro mette a rischio imprese, salari e famiglie”.




























