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Venerdì prossimo, 30 ottobre, le lavoratrici e i lavoratori del porto di Ravenna sciopereranno contro il transito delle armi. La Filt Cgil organizza una giornata di mobilitazione con un presidio e un volantinaggio per chiedere trasparenza sui carichi in transito, il rispetto del diritto internazionale e lo stop all’economia di guerra. L’iniziativa rappresenta anche un primo appuntamento nel percorso di avvicinamento allo sciopero generale nazionale proclamato dalla Cgil per il 20 novembre.
“No alle armi nei porti”
Il sindacato ribadisce la propria contrarietà all’utilizzo dello scalo ravennate per il trasporto di armi, componenti e materiali destinati ai conflitti. La FIlt spiega che i lavoratori portuali non vogliono essere complici delle guerre e delle loro conseguenze, a partire dalle vittime e dalle violazioni del diritto internazionale. Ma pagano anche il prezzo economico delle tensioni geopolitiche, attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia, dei carburanti e dei beni di prima necessità.
La mobilitazione riprende un impegno già assunto il 4 settembre 2025, quando la Filt Cgil, insieme alle categorie dei portuali di Cisl e Uil, aveva espresso la propria contrarietà al transito di armi nel porto di Ravenna, annunciando iniziative di protesta e blocco qualora fosse stata accertata la presenza di carichi militari.
Il 18 settembre dello stesso anno, riferisce il sindacato, le informazioni raccolte dai lavoratori sull’arrivo di container contenenti armi avevano consentito di attivare un’interlocuzione con le istituzioni e di impedirne il transito. Da allora, la Filt ha continuato a monitorare informalmente i movimenti nello scalo.
Trasparenza sui carichi e codice etico per le aziende
Tra le richieste del sindacato c’è la pubblicazione dei dati relativi al transito di armi in tutti i porti italiani e lungo l’intera catena logistica, a partire proprio da Ravenna. La Filt Cgil chiede inoltre che tutte le aziende operanti nello scalo adottino un codice etico che sancisca in modo esplicito la contrarietà al trasporto di armi verso Paesi che non rispettano il diritto internazionale e definisca le conseguenti azioni da intraprendere.
Le risorse per salari e servizi sociali
Accanto alla richiesta di fermare il transito delle armi, il sindacato mette al centro gli effetti economici delle guerre e del riarmo. Per la Filt Cgil di Ravenna, l’aumento dei prezzi legato alle tensioni internazionali non è più sostenibile per lavoratrici e lavoratori.
Le risorse pubbliche, sostiene l’organizzazione, devono essere destinate a misure immediate per compensare i rincari energetici e inflazionistici, anziché finanziare il riarmo. A questo si deve aggiungere un aumento concreto dei salari da parte delle aziende e un rafforzamento dei servizi sociali. Il presidio del 30 ottobre sarà aperto anche agli studenti e alla cittadinanza. Appuntamento in piazzale Sapir alle ore 8.
























