Da questo mese anche la Puglia ha la sua norma sugli affitti brevi. Il consiglio regionale ha approvato una legge che riguarda 39 comuni ad alta densità turistica e i capoluoghi di provincia e che consente di adottare regolamenti per individuare quartieri o zone dove introdurre criteri e limitazioni alle locazioni turistiche.

Le decisioni dovranno basarsi su criteri precisi, come il rapporto tra posti letto turistici e residenti, la presenza di strutture alberghiere, le caratteristiche urbanistiche dei quartieri, le conseguenze della diffusione gli affitti brevi sulla disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili.

Toscana, Emilia Romagna, Puglia

Dopo la Toscana e l’Emilia Romagna, ci prova quindi anche la Puglia a mettere un freno al dilagante fenomeno dei B&B, che sottrae alloggi al mercato privato e mette in difficoltà le famiglie alle prese con la ricerca di una casa a prezzi accessibili. Perché questo è uno dei tasselli che compongono il disagio abitativo: oltre a gonfiare in maniera fittizia il costo degli appartamenti, espelle dai centri storici i cittadini, trasforma località a vocazione turistica in “turistifici”.

590.291 locazioni brevi registrate

La Puglia è attualmente una delle principali aree del Paese per concentrazione di affitti brevi: le locazioni turistiche hanno superato le 45 mila unità. Nella banca dati nazionale delle strutture ricettive del ministero del Turismo a oggi risultano registrate In Italia 590.291 locazioni, di cui 506.296 in possesso del Cin, il codice alfanumerico obbligatorio.

Questione ideologica

“E il governo che fa? Niente – protesta Stefano Chiappellil, segretario generale del Sunia -. Anzi, impugna le leggi regionali, con la scusa che la proprietà privata non si tocca, salvo poi uscirne sconfitto. Di fatto l’esecutivo Meloni ne fa una questione ideologica. Intanto però l’emergenza abitativa si aggrava, c’è un fabbisogno di 650 mila alloggi pubblici, ci sono 250 mila famiglie in graduatoria e milioni di persone in Italia che sborsano in media il 40 per cento del loro reddito per pagare l’affitto”.

Nel caso della norma della Toscana la Corte Costituzionale ha respinto integralmente il ricorso dell’esecutivo, quella dell’Emilia è stata dichiarata parzialmente illegittima dalla Consulta.

“In assenza di una regolamentazione nazionale, le Regioni si muovono in autonomia e ben vanga – prosegue Chiappelli -. Abbiamo dato il pieno appoggio ai decreti di Pedro Sánchez in Spagna, cioè le misure presentate per fare fronte al disagio abitativo, e pensiamo che la bozza di regolamento europeo (l’Affordable Housing Act lanciato dalla Commissione) vada nella giusta direzione, sebbene sia osteggiata da una parte delle forze politiche italiane”.

3 milioni in stress abitativo

Le statistiche ci dicono che il 5 per cento degli italiani, circa 3 milioni di persone, vivono in condizioni di stress abitativo, il 7,7 per cento dei cittadini europei. La difficoltà di accedere ad alloggi a costi compatibili con i redditi non colpisce solo le fasce marginali o in condizioni di povertà, ma anche lavoratori, pensionati, studenti.

L’affitto incide per il 65-76 per cento sul reddito di una famiglia a Milano, dove la media del canone si attesta sui 1.950 euro al mese. A Bologna siamo al 48-50 per cento, con un canone medio di 1.230 euro al mese, a Roma al 52-65 per cento, canone medio di 1.540 euro.

10 anni di stipendio per comprare

“A Bari ci vogliono quasi 10 anni di reddito medio di una persona per acquistare un’abitazione – spiega Domenico Ficco, segretario generale Cgil provinciale -. Questi anni possono arrivare a 12 se si vuole acquistare nei quartieri più centrali, non si scende sotto gli 8 in quelli più periferici. Un dato che la equipara a Firenze, è di poco superiore a quello di Milano e di altre città ricche e grandi. Ma qui il reddito medio è di poco inferiore a 20 mila euro annui”.

Alloggi turistici triplicati

Qui c’è anche un grande dinamismo economico e lavorativo, magari puoi aspirare a un posto di lavoro di qualità, a tempo indeterminato, salvo poi scoprire che non ci puoi abitare perché non ti puoi permetterti una casa.

“Dal 2017 a oggi gli alloggi turistici si sono triplicati, ce n’è uno ogni cinque appartamenti – continua Ficco -. Il boom del turismo ci fa piacere, ma chiediamo alle istituzioni che la città continui a essere a dimensione di persone che vivono, lavorano, studiano e ci trascorrono il periodo della pensione”. Sempre più spesso infatti gli abitanti finiscono nell’hinterland come succede a Milano, Firenze, Roma, Genova, mentre i turisti la fanno da padrone.

Leggi fotocopia

“Le legge pugliese è una fotocopia della norma adottata in Toscana ed Emilia Romagna – afferma Angelo Garofoli, segretario Sunia Puglia -. Bene che si mettano paletti a un fenomeno che sta distruggendo il ceto medio, troppo povero per comprarsi un alloggio e troppo ricco per avere diritto a una casa popolare. Peccato che il provvedimento dica “possono limitare” e non “limitano”. Il nostro timore è che i Comuni non si muovano, non facciano niente. A Monopoli, Polignano a Mare, Mola di Bari, Otranto, Gallipoli, il mercato è saturo, non si trova casa, c’è il caos più totale. Le famiglie devono letteralmente migrare nei comuni più vicini e anche lì, nell’entroterra, si stanno aprendo bed and breakfast”.

Comuni avanti tutta

Se guardiamo alla Toscana, l’unica che finora ha adottato misure è Firenze. “Adesso spetta ai Comuni il compito di mappare le aree omogenee caratterizzate da tensione abitativa – afferma Fabio Seggiani, segretario generale Sunia Firenze e Toscana -, per poter applicare strumenti di regolamentazione efficaci e mirati. La normativa offre una base solida: va utilizzata fino in fondo, senza ritardi. Inoltre la decisione della Consulta ha un valore che va ben oltre i nostri confini perché sancisce il principio fondamentale per cui Regioni e Comuni possono e devono legiferare sul tema, superando un vuoto normativo”.