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“Nel corso dell’audizione alle Commissioni Attività produttive di Camera e Senato abbiamo ribadito le nostre preoccupazioni, a fronte della situazione molto critica degli stabilimenti di Stellantis in Italia e della mancanza di novità rilevanti dalle comunicazioni dell’amministratore delegato Antonio Filosa il 17 giugno scorso”. A dirlo è il segretario nazionale Fiom Cgil Samuele Lodi, intervenendo alle Commissioni Attività produttive.
!Il piano di Stellantis prevede 60 miliardi di euro di investimenti, di questi 36 miliardi su marchi e modelli, di cui circa 21,6 miliardi saranno destinati agli Usa e i restanti 14,4 miliardi non solo in Europa, ma nel resto del mondo”, prosegue Lodi: “Da questo si evidenzia una carenza di investimenti in Italia e in Europa rispetto al mercato americano. Sussistono forti criticità in termini di strategia generale del gruppo e in termini di avvio di nuovi modelli in grado di saturare gli stabilimenti e tutelare l’occupazione”.
La situazione più grave riguarda gli stabilimenti di Cassino e di Termoli. “Dover attendere fino a dicembre per conoscere il futuro dello stabilimento di Cassino è inaccettabile oltre che estremamente rischioso per la tenuta del plant”, spiega il dirigente sindacale: “I volumi produttivi del 2025 (i peggiori della sua storia con meno di 20 mila modelli prodotti) rischiano si essere addirittura dimezzati nel 2026. Ad oggi sono 24 le giornate di lavoro dall’inizio dell’anno”.
Per Termoli "è necessario riprendere il progetto della gigafactory anche alla luce del progetto delle e-car a Pomigliano”. Sui marchi Maserati e Alfa Romeo “non è stata fatta chiarezza sulle prospettive. Il quinto modello a Melfi, che sarà Alfa Romeo, sembra essere l’unica novità”.
Per gli altri stabilimenti rimangono le preoccupazioni per l'assenza di investimenti e di modelli produttivi in gradi di raggiungere l'obiettivo di un milione di veicoli. “A Mirafiori è necessaria una seconda linea di assemblaggio e almeno un nuovo modello”, continua il segretario nazionale Fiom: “A Pomigliano, nonostante la prospettiva positiva per la produzione di due e-car dal 2028, non è chiaro cosa accadrà con la fine della produzione di Tonale nel 2027 e della Pandina nel 2030”.
A Melfi, i cinque modelli previsti "non rappresentano una soluzione ai fini della piena saturazione occupazionale, per i bassi volutimi produttivi che si prospettano. Restano inoltre incertezze sugli effettivi investimenti ad Atessa e sulla competizione con lo stabilimento in Polonia. E infine, manca qualsiasi elemento di prospettiva per gli stabilimenti di Pratola Serra e Verrone attualmente in piena attività”.
Conclude Lodi: “Per tali ragioni, riteniamo che il piano industriale di Stellantis non mette in sicurezza gli stabilimenti italiani e tutta la filiera della componentistica. L’intero settore automotive è a rischio. È necessario che il governo ripristini il fondo automotive. È necessario un intervento della presidenza del Consiglio visto che il tavolo automotive al Mimit è stato in questi anni non risolutivo”.






















