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Un nuovo modello di prevenzione contro caporalato e sfruttamento lavorativo in agricoltura parte dalla Toscana. A Siena e Grosseto è stato sottoscritto il Protocollo “Codice etico agricoltura”, un'intesa promossa dalle Prefetture insieme a Regione, Province e istituzioni che punta a rafforzare la legalità nella filiera agricola, intervenendo prima che lo sfruttamento si consumi.
L’accordo, firmato dai prefetti Valerio Massimo Romeo e Paola Bernardino, con l’adesione della Regione Toscana e degli enti territoriali, introduce nuovi strumenti di controllo negli appalti agricoli, una white list delle cosiddette “aziende senza terra”, il rafforzamento delle Sezioni territoriali della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e la promozione di percorsi formativi.
Controlli sugli appalti e white list
Il Protocollo concentra l'attenzione su una delle forme più insidiose di intermediazione irregolare: le imprese prive di terreni e di una reale struttura produttiva che forniscono manodopera, spesso straniera, alle aziende agricole.
Per contrastare questo fenomeno vengono introdotti specifici strumenti di autodichiarazione e verifica negli appalti agricoli, la costituzione di una lista di imprese regolari e un rafforzamento delle attività di controllo attraverso la Rete del lavoro agricolo di qualità prevista dalla legge 199 del 2016. L’obiettivo è costruire un sistema capace di prevenire lo sfruttamento, tutelando al tempo stesso le aziende che operano nel rispetto delle regole.
Il lavoro della Flai Cgil
Per la Flai Cgil Toscana il Protocollo rappresenta il punto di arrivo di un percorso avviato sul territorio con le Brigate del Lavoro, che negli ultimi mesi hanno documentato situazioni di sfruttamento nelle campagne dell'Amiata grossetana e della Valdichiana senese.
“Le iniziative della Flai hanno contribuito a rendere lo sfruttamento in agricoltura una priorità istituzionale al centro del dibattito pubblico”, dichiarano i segretari della Flai di Siena e Grosseto, Andrea Biagianti e Paolo Rossi, ricordando il percorso che ha portato prima all'attivazione della task force interprovinciale, poi alle audizioni della Commissione parlamentare d’inchiesta e infine alla firma del Protocollo.
I due dirigenti sindacali si dicono “soddisfatti del lavoro delle Prefetture, viene introdotta la comunicazione dei contratti di appalto, un modello di autodichiarazione per le 'aziende senza terra' al fine di verificarne la regolarità e una white list delle stesse”.
Si sottolinea poi che "il Protocollo rappresenta uno strumento di prevenzione" e che ora sarà necessario definirne concretamente l'applicazione insieme alle organizzazioni datoriali e alle istituzioni, anche “a salvaguardia delle aziende agricole danneggiate dalla concorrenza sleale dello sfruttamento”.
Verso una legge regionale
Per il segretario generale della Flai Cgil Toscana, Mirko Borselli, il testo firmato costituisce “l’avvio di un progetto concreto, stimolato dalle azioni che abbiamo compiuto sulle due provincie con le Brigate del Lavoro”.
Borselli indica alcune delle priorità da sviluppare: il pieno funzionamento della Rete del Lavoro agricolo di qualità, strumenti efficaci di controllo sugli appalti e soprattutto gli indici di coerenza, capaci di mettere in relazione produzione agricola e giornate di lavoro dichiarate, oltre alla sperimentazione di un collocamento pubblico per i lavoratori stranieri con il supporto dei mediatori culturali.
Il sindacato ribadisce inoltre la necessità di arrivare rapidamente a una legge regionale che renda strutturali gli strumenti di prevenzione e contrasto allo sfruttamento in tutta la Toscana.
“Si interviene finalmente prima”
Soddisfazione anche da parte delle Camere del lavoro di Siena e Grosseto. Le segretarie generali Alice D'Ercole e Monica Pagni, esprimono “grande soddisfazione per la firma del codice etico, perché segna un cambio di passo decisivo: si va finalmente ad agire in via preventiva e non solo a posteriori”.
Secondo la Cgil, infatti, “la repressione e gli interventi riparatori, che arrivano quando lo sfruttamento è stato ormai perpetrato, non bastano più. I problemi si contrastano e si sradicano solo anticipando i fenomeni e tutelando la legalità e la dignità del lavoro prima che vengano violate”.
Landini: "Ora il Governo faccia la sua parte"
Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini indica nell'esperienza toscana un modello da estendere al resto del Paese, così come previsto da una piattaforma congiunta “per il contrasto allo sfruttamento e al lavoro nero in agricoltura” presentata nel dicembre 2025 da Flai e Cgil nazionali. Un testo che punta proprio sulla prevenzione per fermare caporalato e sfruttamento nei campi. "Dalla Toscana arrivano strumenti da estendere per contrastare concretamente il lavoro irregolare in agricoltura. Ora anche il Governo Meloni faccia la sua parte”, afferma.
Per Landini “i contenuti e gli strumenti previsti dai protocolli sottoscritti si inseriscono nel percorso avviato con la Regione Toscana per promuovere una legge contro lo sfruttamento in agricoltura, su richiesta anche della Cgil”. Tra gli elementi più innovativi richiama "la proposta di legge della Giunta Giani, che introduce gli Indici di Coerenza nel settore: strumenti che individuano, in relazione alle diverse quantità e tipologie di produzioni agricole, il numero minimo di ore di lavoro necessarie”.
Rossi, Cgil Toscana: “Il governo raccolga questo esempio”
Per Rossano Rossi, segretario generale Cgil Toscana, “le parole di Maurizio Landini colgono il punto essenziale: dalla Toscana arrivano strumenti concreti che possono fare scuola nella lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. La proposta di legge regionale e i protocolli sottoscritti oggi dimostrano che, quando le istituzioni scelgono di ascoltare le proposte e le rivendicazioni del sindacato, si costruiscono risposte efficaci per le lavoratrici e i lavoratori, si rafforzano la legalità e la giustizia sociale. In Toscana non è certo la prima volta che succede. Adesso serve un ulteriore passo avanti: il governo raccolga questo esempio, estenda questi strumenti a livello nazionale e faccia fino in fondo la propria parte nel contrasto allo sfruttamento e al lavoro irregolare”.


























