La crisi del settore moda travolge anche Alexander McQueen e apre una fase di forte incertezza per l’occupazione e il futuro produttivo dei siti italiani. Dopo l’incontro del 26 gennaio tra sindacati e direzione aziendale, le preoccupazioni di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, insieme alle Rsu di Scandicci, Novara e Parabiago, diventano un allarme sul destino di lavoratrici e lavoratori.

Ricavi crollati e volumi in caduta libera

Il quadro economico illustrato dall’azienda del gruppo Kering per il triennio 2022-2025 è stato definito estremamente critico. La direzione ha parlato senza mezzi termini di una situazione di emergenza, segnata da una riduzione dei ricavi pari al 60%, da un drastico calo dei volumi di vendita e dei pezzi prodotti e da un evidente disallineamento tra costi operativi e ricavi. Una fotografia che restituisce tutta la profondità della crisi che sta colpendo il marchio.

Ristrutturazione ed esuberi: occupazione sotto pressione

Per arrivare al pareggio di bilancio nel più breve tempo possibile, Alexander McQueen ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede esuberi pari a circa un terzo della forza lavoro complessiva, accompagnati da una riorganizzazione dei processi produttivi finalizzata alla riduzione dei costi. Una prospettiva che mette sotto pressione non solo i siti produttivi coinvolti, ma anche le filiere e i distretti collegati.

La richiesta dei sindacati: trasparenza e sinergie di gruppo

Di fronte a questo scenario, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil ribadiscono la necessità di massima trasparenza sul piano industriale e sulle reali strategie di rilancio. L’obiettivo dichiarato è contenere al minimo l’impatto sociale della ristrutturazione, chiedendo l’attivazione di tutte le possibili sinergie all’interno del gruppo Kering per evitare che il peso della crisi ricada interamente sull’occupazione.

Il nodo del confronto con Kering

Lo sguardo è ora puntato sull’incontro del 5 febbraio prossimo con l’amministratore delegato del gruppo Kering, Luca De Meo. I sindacati auspicano chiarezza sui piani industriali che interesseranno tutti i distretti e le filiere produttive coinvolte, confidando nella volontà dell’azienda di mantenere corrette relazioni industriali. Il confronto sarà decisivo per capire se la crisi potrà essere affrontata salvaguardando lavoro, competenze e futuro produttivo.