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“Chiediamo al governo e al Parlamento che nella prossima legge di Bilancio sia inserita una norma chiara che riconosca il lavoro in banchina e a bordo come usurante". Ad affermarlo la Filt Cgil nazionale, sottolineando che “non è più tollerabile che si continui a illudere i lavoratori portuali e marittimi”.
Secondo la federazione dei trasporti della Cgii. “lavorare su turni h24, in condizioni meteo estreme, movimentando merci pericolose, con carichi di lavoro sempre più intensi dettati dalla competizione globale e dall'automazione spinta, a bordo di navi per mesi lontano da casa, non può essere equiparato a un lavoro qualsiasi".
"Serve riconoscere – chiede la Filt – a pieno titolo il lavoro portuale operativo e il lavoro marittimo a bordo come lavoro usurante, prevedere uno stanziamento strutturale e adeguato per garantire l'accesso anticipato alla pensione e la piena copertura previdenziale e stabilire criteri certi e inclusivi che tengano conto della reale gravosità".
"Non accetteremo – afferma infine la Filt – l’ennesimo rinvio, ordine del giorno o delega in bianco. I portuali e i marittimi di questo Paese hanno garantito, anche durante la pandemia, la continuità del sistema logistico e l'approvvigionamento di beni essenziali. Sono stati definiti essenziali a parole, ma trattati come invisibili nei diritti. Chiediamo ora una risposta concreta in legge di Bilancio, la categoria è pronta a una nuova stagione di lotta, con forme di mobilitazione nei porti e su tutte le navi”.






















