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L’inflazione batte il record degli ultimi tre anni e pesa soprattutto su chi è già in bilico. Secondo la stima preliminare dell’Istat, a settembre sale al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. A spingere l’aumento sono soprattutto i prezzi dell’energia (elettricità, gas e carburanti): a settembre 2026 costano il 22,3% in più rispetto a settembre 2025. Crescono velocemente (ma con aumenti più contenuti) anche i costi relativi ad altre due categorie: i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (per esempio attività di svago, cultura, parrucchieri ed estetisti) passano da +2,6% a +2,9%; mentre i servizi di trasporto passano da +0,8% a +1,6%.
Tutto questo grava soprattutto su chi ha le spalle già appesantite. A fare i conti, rilanciando anche alcune proposte, è l’Alleanza contro la povertà. “L'inflazione è come una tassa: ma una piatta, una flat tax regressiva. Insomma, una tassa ingiusta”, spiega il portavoce Antonio Russo. “A pagarne il prezzo più alto sono quindi le famiglie meno abbienti, il cui reddito basta appena (o a volte non basta) a garantire beni essenziali per una vita dignitosa. Tra questi, ormai lo sappiamo bene, non ci sono solo disoccupati, ma anche tanti lavoratori dipendenti, i cui salari faticano a mantenere il potere d’acquisto”.
Quanto alla disponibilità mostrata negli ultimi giorni da alcuni operatori energetici e petroliferi a contenere i prezzi, Russo si dice “scettico rispetto all’efficacia di misure come queste, affidate al “buon cuore” dei colossi”. Servono invece misure strutturali e al tempo stesso straordinarie, in un Paese in cui vivono in povertà assoluta oltre 5,7 milioni di persone, pari a 2,2 milioni di famiglie. “Il nostro è l'unico Paese europeo privo di una misura universalistica e diretta contro la povertà. Ricordo che, rispetto al Reddito di cittadinanza (che aveva le sue criticità e comunque non raggiungeva tutti), la platea dei beneficiari di un sostegno si è ridotta di almeno il 40%. Senza un aiuto immediato – avverte Russo – si andrà ben oltre i 6 milioni di persone in povertà assoluta”.
Le tre proposte
Alleanza contro la povertà quindi lancia tre proposte, per affrontare in modo strutturale l’emergenza che è sotto i nostri occhi ed evitare che si cronicizzi e al tempo stesso si acutizzi.
- Una misura universalistica e diretta di contrasto alla povertà, che comprenda anche chi lavora con bassi salari, attraverso forme di integrazione del reddito quando lo stipendio non basti a garantire una vita dignitosa.
- Dalla stagione dei bonus alla riforma del welfare: superare le misure spot, che non affrontano i problemi in modo strutturale, per rafforzare invece servizi sociali, servizi al lavoro, enti locali e reti territoriali, perché funzionino davvero.
- Rafforzamento delle anagrafi della fragilità e della risposta alla povertà energetica: dotare i comuni di elenchi aggiornati delle persone economicamente fragili, con disabilità o non autosufficienti, per poterle sostenere in anticipo nei periodi climatici più critici (caldo e freddo), anche con centri sociali climatizzati, senza attendere un’altra estate torrida.
Così conclude la nota: “Ci aspettiamo di essere presto convocati – come ogni anno accade – in audizione in commissione sulla legge di bilancio. Qui ribadiremo le stesse preoccupazioni e proposte dello scorso anno, perché purtroppo poco o nulla è cambiato – riferisce Russo –. Non vedo un'attenzione forte sulla povertà assoluta da parte della politica. Ritengo fondato il nostro timore di un aumento della povertà nel nostro Paese. Non lo dobbiamo permettere”.






















