La protesta dei giovani dello scorso fine settimana si è trasformata in violenze di piazza, devastazione, disordini e tanta rabbia. Oltre a condannare la violenza, è l’ora delle riflessioni, anche perché l’unica risposta che il governo Meloni sta cercando e trovando è l’inasprimento delle pene anche per i minorenni: nell’ottavo decreto sicurezza approvato ieri è nato il reato di partecipazione violenta ai cortei ed è stato stabilito che il fermo preventivo, finora valido solo per gli adulti, si possa usare anche per i ragazzi dai 14 ai 18 anni.

“Se continuiamo a pensare che basti aumentare le pene e reprimere, non abbiamo letto i dati di chi lavora nella giustizia – ci dice Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, docente universitario alla Bicocca e alla Cattolica e presidente della fondazione Minotauro di Milano -. Le misure punitive, da sole, non fanno diminuire i reati. La prevenzione richiede investimenti, servizi e modelli educativi capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza”.

La violenza va condannata sempre, non c’è giustificazione che tenga, sostiene l’esperto. Ma i giovani che alzano la voce danno fastidio. “Quando sono incollati a Internet, li condanniamo perché sono dipendenti dai social – afferma Lancini -. Quando cantano le canzoni dei trapper, li condanniamo. Quando scendono in piazza, li condanniamo ancora. Il fatto è che ci danno fastidio i ragazzi che protestano”.

Per lo psicoterapeuta i disordini a cui abbiamo assistito a Milano, e in misura minore a Bologna e Torino, sono una delle espressioni del disagio crescente delle nuove generazioni: da almeno dieci anni sono aumentate le richieste di aiuto e gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile, crescono gli attacchi al proprio corpo e, negli ultimi anni, anche di forme di violenza in strada, come i ragazzi che girano con i coltelli.

“Quindi ben venga che i ragazzi invece di farsi del male scendano in piazza pacificamente, sostenuti dagli insegnanti, per dire che qualcosa non va – aggiunge Lancini -. Perché manifestare è un diritto. Se a questi si aggregano dei facinorosi non c’è giustificazione per loro. E noi adulti dobbiamo mettere in discussione i nostri comportamenti”.