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Si va in pensione “sempre più tardi e con assegni più bassi: questa è la verità che emerge dai numeri”. Così Stefania Filetti, segretaria confederale della Cgil, commentando l’analisi dell’Osservatorio previdenza della Cgil”.
Per la sindacalista “mentre il governo continua a parlare di superamento della legge Fornero, lavoratrici e lavoratori devono fare i conti con una prospettiva di maggiore permanenza al lavoro e con coefficienti che riducono la pensione a parità di contributi accumulati. Perdite che, nel corso degli anni, significano migliaia di euro di reddito in meno”.
Il nodo dei coefficienti
Lo studio confronta i coefficienti di trasformazione del 2027 con quelli del 2025-2026 e del 2024, mantenendo invariati il montante contributivo e l’età di pensionamento. Misura così una riduzione dell’assegno che si ripete ogni anno, quantificandone anche l’impatto cumulato nelle durate convenzionali considerate.
Le simulazioni misurano l’effetto dei coefficienti sulla quota di pensione calcolata con il sistema contributivo, che coincide con l’intero assegno per le pensioni integralmente contributive e con la sola componente contributiva per quelle liquidate con il sistema misto.
“Prendendo come riferimento, a 64 anni, una quota di pensione calcolata con il sistema contributivo che con i coefficienti del 2024 valeva 1.500 euro lordi mensili, il valore scende a 1.449,36 euro con quelli del 2027”, spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale.
Le perdite si cumulano negli anni
“La perdita – aggiunge – è di circa 658 euro lordi annui e, nello scenario elaborato dall’Osservatorio, raggiunge complessivamente 14.207 euro per le donne e 11.574 euro per gli uomini nella durata convenzionale considerata”.
E ancora: “Se la quota contributiva presa a riferimento è pari a 2.000 euro lordi mensili, sempre a 64 anni, la perdita cumulata sale a 18.943 euro per le donne e 15.432 euro per gli uomini. Con una quota contributiva iniziale di 1.000 euro, la riduzione complessiva raggiunge 9.471 euro per le donne e 7.716 euro per gli uomini. Sono gli effetti congiunti della revisione dei coefficienti entrata in vigore nel 2025 e di quella prevista dal 2027”.
“L’analisi considera inoltre il caso di un lavoratore con una retribuzione alla cessazione di circa 30 mila euro annui e un montante contributivo accumulato e rivalutato di circa 284 mila euro”, aggiunge Cigna. “A 67 anni – continua - l’assegno passa dai 1.250,13 euro lordi mensili calcolati con i coefficienti del 2024 ai 1.225,01 euro del 2025-2026, fino ai 1.204,48 euro del 2027. In questo caso, la perdita annua complessiva è di 593,50 euro e, nell’arco del periodo di pensionamento, raggiunge 11.098 euro per le donne e 8.724 euro per gli uomini. La sola revisione del 2027 comporta una perdita cumulata di circa 4.992 euro per le donne e 3.924 euro per gli uomini. Rispetto ai coefficienti del 2024, la riduzione della quota di pensione calcolata con il sistema contributivo è pari al 3,38% a 64 anni, al 3,65% a 67 anni e al 4,10% a 71 anni”.
Filetti, Cgil: il governo cambi rotta
Per Filetti “il governo deve cambiare rotta. Servono flessibilità in uscita, riconoscimento dei lavori gravosi e di cura, una pensione di garanzia per i giovani e interventi che tutelino le donne e l’adeguatezza degli assegni. La maggiore longevità è una conquista sociale: non può diventare la giustificazione per chiedere nuovi sacrifici, ignorando le profonde differenze nelle condizioni di lavoro, di salute e di vita”.
“Anche per cambiare le pensioni sciopereremo il prossimo 20 novembre, ricorda la segretaria confederale. “Alla propaganda sul superamento della legge Fornero – conclude – devono seguire scelte concrete: fermare il continuo innalzamento dei requisiti pensionistici, garantire una reale flessibilità in uscita e contrastare l’impoverimento delle pensioni future. La difesa dei salari e di un lavoro stabile è parte della stessa battaglia, perché determina i contributi e gli assegni di domani”.






















