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Questa mattina, 28 luglio, ad Averara, in provincia di Bergamo, Michele Regazzoni, 23 anni, è morto mentre era al lavoro nei boschi, a 1.400 metri di quota, in località Cantedoldo-Fontana, tra il passo San Marco e il lago di Valmoresca. L’allarme alle 7.30: il ventitreenne era al lavoro per una ditta di Santa Brigida impegnata a tagliare alberi su un versante boschivo. Si sta cercando di ricostruire quanto accaduto perché il ragazzo stava operando da solo. I colleghi stavano lavorando più a monte. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, anche con l’elisoccorso vista la zona impervia, e il Soccorso Alpino Valle Brembana. Non c’è stato niente da fare, però, per il giovane.
Cgil Bergamo: “Servono trasparenza sulle filiere e sicurezza vera”
“Di fronte a una vita spezzata a questa età non ci sono parole di circostanza che tengano: alla famiglia di Michele Regazzoni va il cordoglio e la vicinanza della Cgil di Bergamo”, scrive il sindacato in una nota. “Ma al dolore subentra subito una responsabilità precisa: capire come e perché si continua a morire sul lavoro. Michele era un giovane professionista a partita IVA. Saranno gli accertamenti delle autorità a chiarire le dinamiche dell’incidente e a verificare se vi fosse o meno un rapporto di appalto o subappalto con un’altra impresa del settore. Se questa ipotesi venisse confermata, si riaprirebbe una ferita nota: nel nostro Paese il 67% degli infortuni gravi o mortali avviene proprio all’interno delle filiere in appalto e subappalto”.
“Troppo spesso – prosegue la nota – la parcellizzazione delle mansioni e l’esternalizzazione non rispondono a reali esigenze di specializzazione, ma diventano una scorciatoia per abbattere i costi, ridurre i salari e allentare la maglia dei controlli. Quando il lavoro viene frammentato, il rischio finisce per scaricarsi sull’anello più debole della catena, sia esso un dipendente o un lavoratore autonomo”.
“Fare luce su cosa sia successo a Valmora e sulla natura di quell’organizzazione del lavoro è un atto dovuto – conclude la Cgil –. Che si tratti di contratti diretti o di collaborazioni esterne, la tutela della vita e l’applicazione di procedure di sicurezza rigorose devono essere il prerequisito non negoziabile di qualsiasi attività economica. Non è accettabile che la flessibilità o il risparmio si traducano in una diminuzione delle garanzie per chi lavora”.






















