Ormai è un dato di fatto: non c’è luogo di lavoro – pubblico o privato, azienda grande o piccola – dove non operino donne e uomini in appalto, subappalto, fornitura. Queste persone spesso lavorano accanto ai dipendenti dell’impresa committente, svolgono le stesse mansioni, assicurano la produzione o i servizi ai clienti e, nel caso delle pubbliche amministrazioni, ai cittadini.

Eppure hanno spesso meno diritti e tutele: salari più bassi e minori garanzie, ma anche maggiore esposizione a incidenti, infortuni, malattie professionali, oltre che a pressioni e ricatti quando lo stesso appalto scade e va rinnovato.

Nel tempo l’appalto si è trasformato in molti casi in una vera e propria condizione di “sfruttamento permanente” a causa di leggi sbagliate e di scelte imprenditoriali poco lungimiranti. Insomma: da una possibilità legittima per essere più produttivi e più flessibili, offrire più servizi o produrre più beni, l’appalto è diventato un modo per molte aziende di competere esclusivamente riducendo i costi del lavoro.

Per contrastare questa deriva la Cgil ha deciso di presentare una proposta di legge d’iniziativa popolare che punta a migliorare diritti e tutele, rendendo tutti i lavoratori e le lavoratrici, dipendenti o autonomi, più forti e in grado di difendere meglio il proprio salario, la propria professionalità, la propria creatività. Investendo così su più stabilità occupazionale, più qualità e più innovazione a vantaggio di imprese moderne ed efficienti.

Più salario, più diritti e più sicurezza non sono solo una necessità urgente per i lavoratori e le lavoratrici, ma sono una condizione necessaria per uno sviluppo sociale sostenibile, per aumentare la produttività, la qualità e la capacità di competere di tutto il sistema produttivo italiano.

Queste le sette proposte della Cgil per dare maggiori diritti e tutele ai lavoratori e lavoratori in appalto.

Stesso lavoro, stessi salario e diritti

A tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici impiegati/e in appalto, subappalto e simili deve essere riconosciuto un trattamento economico e normativo non inferiore a quello riconosciuto ai lavoratori dipendenti dell’impresa committente che svolgono lo stesso lavoro. L’appalto deve tornare a essere una scelta per avere più qualità, rispondere ai picchi produttivi, avere più flessibilità e non uno strumento per competere al massimo ribasso.

Più tutele ai lavoratori autonomi: basta sfruttare le partire Iva

Il compenso di un lavoratore autonomo non può essere inferiore al costo complessivo di un lavoratore dipendente che ha sua stessa qualifica. L'obiettivo è chiaro: basta ricattare i giovani a partita Iva, pagandoli meno di un lavoratore subordinato, o magari obbligare qualche ex dipendente a diventare un lavoratore autonomo in cambio del lavoro.

Più responsabilità su salute e sicurezza

Anche il committente privato deve valutare le capacità tecniche professionali dell’impresa cui da in appalto lavori o servizi, verificando i tempi di esecuzione e la congruità della manodopera impiegata e risponderne in caso di violazione. Troppe malattie professionali, incidenti e infortuni, anche mortali, avvengono nei settori privati proprio perché il committente non verifica queste condizioni.

Più responsabilità su salari e diritti

Il committente deve rispondere di eventuali differenze salariali ed economiche se viene applicato il ccnl sbagliato o se il lavoratore è sotto-inquadrato o è un falso autonomo. Questo vale anche nel caso che, dipendente o autonomo, il lavoro si svolga attraverso una piattaforma digitale.

Appalto illecito? I lavoratori vanno assunti

Quando l’appalto è illegittimo, il committente deve assumere in modo automatico quei lavoratori e quelle lavoratrici con un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Era quello che succedeva fino al 2003: oggi invece il lavoratore deve chiedere al giudice l’assunzione e non sempre questa viene riconosciuta a tempo indeterminato. Si tratta, in sostanza, di tornare a una norma di civiltà che non ha mai impedito negli anni alle imprese serie di crescere.

Limiti alle catene dei subappalti

Nei settori più a rischio per sicurezza, irregolarità sul lavoro e possibili infiltrazioni criminali deve essere posto un limite alla catena dei subappalti. Il compito di individuare questi settori spetta al ministero del Lavoro che dovrà consultare le organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Inutile ricordare che la maggior parte degli infortuni e delle violazioni di legge o dei contratti collettivi di lavoro, nonché i maggiori tentativi d’infiltrazione da parte di mafie e criminalità organizzata, avvengono proprio lungo la catena dei subappalti.

I lavoratori devono sapere

Ogni azienda che occupa più di 15 dipendenti dovrà informare e svolgere un esame congiunto con i rappresentanti dei lavoratori e i loro sindacati sulle attività affidate in appalto e subappalto, fornitura, subfornitura. Insomma: i lavoratori e i loro rappresentanti devono sapere cosa si dà in appalto, perché e soprattutto a quali condizioni.

Questo anche per permettere di verificare sia prima sia durante l’esecuzione dell’appalto che l’impresa sia seria, che sia applicato il giusto contratto collettivo di lavoro, che si rispettino le norme a tutela della salute e sicurezza, la parità di trattamento economico e normativo.