La lavorazione è famosa in tutto il mondo e i produttori di cinque continenti vengono qui per comprare le loro viti. Nella zona di Rauscedo (Pordenone) si concentra il 30 per cento della produzione mondiale delle barbatelle, una sorta di barba di radici di vite americana che viene usata per innestare la pianta, un tipo particolare di attività che risale al 1850, quando in Europa ci fu un’improvvisa morte di tutte le viti causata da un insetto, la fillossera.

Ettari ed ettari di coltivazioni, settimane e settimane di lavoro nei campi e nei capannoni per ottenere un prodotto unico al mondo, che ha un valore aggiunto straordinario. “Si tratta di una coltivazione molto dura, che si svolge in questo periodo dell’anno, al freddo e al gelo, particolarmente faticosa, per la quale occorrono una forza fisica e una resistenza non indifferenti” racconta Matteo Bellegoni, capo Dipartimento Politiche migratorie e legalità Flai Cgil.

La federazione dell’agroindustria in questi giorni ha battuto palmo a palmo i campi del Friuli Venezia Giulia col suo sindacato di strada, le brigate del lavoro. Ha intercettato centinaia di lavoratori, li ha informati su diritti e tutele, ha fornito materiale, fatto proselitismo. Siamo nel Nord-Est dell’Italia, in una provincia relativamente ricca, dove però lo sfruttamento è di casa come in altre aree agricole.

“Queste lavorazioni sono tra quelle famose cose che gli italiani non vogliano più fare – prosegue Bellegoni – e neppure i lavoratori dell’Europa dell’Est, rumeni e polacchi. Oggi l’estirpazione della vite americana la fanno i pakistani, i bangladesi, gli indiani in particolare del Punjub, che spesso sono vittime di sistemi di sfruttamento e caporalato e vivono sulla loro pelle le criticità e le storture della legge sull’immigrazione e del meccanismo perverso dei flussi, sottostando al ricatto dei documenti, del permesso di soggiorno. L’irregolarità è diffusa, non sempre si è in presenza di lavoro nero, a volte è lavoro grigio”.

I lavoratori intercettati provano a nascondere la loro condizione, spesso mentono sul contratto, hanno ricevuto istruzioni in questo senso. Rimangono in Friuli Venezia Giulia, a Rauscedo, per alcuni mesi, il tempo necessario per completare la lavorazione delle barbatelle e appena finita partono per altre regioni, stagionali tutto l’anno.

“Con le brigate del lavoro qui abbiamo incontrato centinaia di lavoratori, ci siamo confrontati con loro, gli abbiamo dato informazioni”, conclude Bellegoni: “Quali? Per esempio, di solito non sanno che hanno diritto al 100 per cento della malattia, alle prestazioni dell’ente bilaterale agricolo, a una paga oraria, ai sistemi di protezione, guanti, occhiali, forniti dal datore. La missione del sindacato di strada è proprio questa, riscontrare i bisogni e le necessità dei lavoratori provare a soddisfarli”.