“Proclamiamo l’immediato stato di agitazione di tutto il personale, riservandoci di mettere in atto ogni forma di mobilitazione e sciopero nelle prossime ore”. Questa la dura presa di posizione di Fiom Cgil, Uilm Uil e Rsu della Andritz Novimpianti di Capannori (Lucca), in seguito alle ultime decisioni dell’azienda costruttrice di apparecchiature d’essiccazione e ventilazione delle macchine per la produzione di carta.

“Ci troviamo davanti a un paradosso inaccettabile”, spiegano i sindacati: “Dopo aver chiuso un anno record in termini di fatturato e aver rassicurato i lavoratori sulla continuità produttiva in Italia, i vertici hanno annunciato il trasferimento della produzione delle cappe asciugatrici in Est Europa. Vengono così dismessi e delocalizzati anni di eccellenza e know-how italiano”.

L’azienda, fondata a Lucca nel 1983, dal giugno 2018 fa parte della multinazionale austriaca Andritz. “Questa decisione – proseguono i sindacati – non solo impoverisce il nostro tessuto industriale, ma rappresenta un tradimento della fiducia dei 53 progettisti, saldatori e tecnici specializzati, cui era stato assicurata la continuità delle attività in un nuovo stabilimento sul territorio e che con il loro sacrificio hanno garantito i profitti straordinari del gruppo”.

Ma c’è di più. “La vertenza si fa ancora più buia – aggiungono Fiom, Uilm e Rsu – alla luce del previsto trasferimento del personale presso l’ex stabilimento Celli di Tassignano (ora Andritz). L’impresa ha infatti avanzato la richiesta di rimettere in discussione la contrattazione integrativa. L’obiettivo è chiaro: eliminare i diritti acquisiti per evitare che diventino protezioni strutturali per i dipendenti provenienti da Capannori e per le future assunzioni”.

Sindacati e lavoratori così concludono: “Siamo di fronte a un film già visto, ma non per questo meno drammatico. Una multinazionale che utilizza le competenze e i record di fatturato del territorio per poi delocalizzare la produzione dove il costo del lavoro è più basso, tentando contemporaneamente di smantellare i contratti aziendali in Italia. Tutto questo è inaccettabile. Chiediamo l’intervento urgente delle istituzioni locali e regionali per l’apertura di un tavolo di crisi”.