Infortunio mortale sul lavoro a Trapani. L’uomo, Salvatore Consolatevi, era un meccanico di 53 anni che è spirato ieri, 4 giugno, all’Ospedale Civico di Palermo, dove era stato ricoverato la sera di mercoledì 3 giugno, dopo essere rimasto schiacciato da un camion sotto il quale stava lavorando, all’interno della sua officina, nella frazione trapanese di Xitta. L'uomo stava lavorando sotto un camion quando improvvisamente è venuto giù schiacciandolo. Sul posto scattato l'allarme sono arrivati i vigili del fuoco, il 118 e i carabinieri.

Il 53enne è la seconda vittima sul lavoro nel trapanese nel 2026. A febbraio a Mazara del Vallo era morto Francesco Greco ,operaio di 53 anni, dopo essere precipitato da un edificio sul stava montando un condizionatore d’aria.

Cgil Trapani: “La scia di sangue deve fermarsi. Subito più controlli e formazione”

“Non possiamo e non dobbiamo abituarci a quella che è diventata una vera e propria strage silenziosa nei luoghi di lavoro. Ancora una volta, il dramma dell’ennesima morte sul lavoro colpisce al cuore tutta la comunità dei lavoratori trapanesi”. La segretaria generale della Cgil di Trapani Liria Canzoneri e il responsabile del settore salute e sicurezza della Cgil di Trapani Anselmo Gandolfo intervengono a seguito della notizia del decesso.

Per Canzoneri e Gandolfo che esprimono profondo cordoglio e la vicinanza del sindacato alla famiglia Consolatevi, “è inaccettabile che dall’inizio del 2026 si siano già registrati, nel trapanese, due infortuni mortali: due destini identici, due coetanei, entrami 53enni, che sono usciti di casa per andare a guadagnarsi da vivere e non vi hanno più fatto ritorno”.

Per la Cgil di Trapani è urgente un cambio di passo concreto: “La magistratura e le forze dell’ordine – dicono Canzoneri e Gandolfo – faranno chiarezza sulle dinamiche e sulle cause del crollo della struttura che ha schiacciato Salvatore Consolatevi, ma non si può continuare a morire di lavoro. Chiediamo con forza un potenziamento immediato dei controlli nei luoghi di lavoro, più ispettori e una cultura della sicurezza che non sia vista come un costo o un adempimento burocratico, ma come un valore sacro e inderogabile. Fermare questa scia di sangue deve essere la priorità assoluta di tutte le istituzioni”.