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La gestione del servizio idrico integrato nel Catanese torna al centro del confronto pubblico. A portare all’attenzione quanto sta accadendo è Jerry Magno, segretario generale della Filctem Cgil Catania, che richiama le criticità emerse negli ultimi mesi sulla governance della Sie e sul funzionamento del servizio.
Le recenti segnalazioni inviate all’Autorità nazionale anticorruzione riaccendono i riflettori sugli equilibri interni alla società chiamata a gestire un bene essenziale come l’acqua.
Secondo quanto emerge, alcune figure apicali ricoprirebbero contemporaneamente incarichi nella stessa Sie e nelle società private collegate. Una sovrapposizione di ruoli che, se confermata, solleva interrogativi sul piano della trasparenza e dell’opportunità politica, perché rischia di confondere i confini tra controllore e controllato e tra interesse pubblico e interessi privati.
Per il sindacato il punto non è solo formale. Quando si parla di acqua – ricordano – si parla di un servizio fondamentale per cittadini e imprese, che deve essere gestito con criteri di piena responsabilità pubblica e con meccanismi di controllo chiari e verificabili.
Ritardi sugli atti fondamentali del servizio
A complicare il quadro c’è anche il ritardo sugli strumenti fondamentali di programmazione. A quasi due anni dalla convenzione, il territorio non dispone ancora di un Piano d’Ambito approvato, di un piano economico-finanziario definito né di una manovra tariffaria chiara.
Una situazione che alimenta incertezza per cittadini e lavoratori e che rischia di produrre effetti concreti anche sugli investimenti. I ritardi, infatti, potrebbero mettere a rischio l’utilizzo di risorse importanti, comprese quelle del Pnrr destinate alla riqualificazione delle reti idriche e degli impianti.
Per il sindacato non si tratta di passaggi burocratici. Senza questi strumenti diventa difficile pianificare interventi sulle infrastrutture, migliorare la qualità del servizio e garantire un sistema tariffario trasparente e sostenibile per la comunità.
Il nodo del confronto con istituzioni e territori
Nel frattempo il clima istituzionale resta teso. Secondo quanto denunciato, alle critiche e alle osservazioni provenienti dagli organi di controllo Sie avrebbe risposto con toni difensivi, arrivando a parlare di “intromissione” da parte di chi esercita funzioni di vigilanza.
Un atteggiamento che, per il sindacato, rischia di alimentare ulteriori tensioni. Il servizio idrico – sottolineano – non può essere gestito come un affare riservato a pochi soggetti, ma deve restare sottoposto a controllo pubblico e a un confronto aperto con istituzioni locali, organizzazioni sindacali e comunità.
Le richieste: chiarezza e separazione degli interessi
Da qui alcune richieste precise. Prima di tutto fare piena luce sui possibili conflitti di interesse e sulla compatibilità degli incarichi apicali, nel rispetto delle norme che regolano inconferibilità e incompatibilità negli enti pubblici e nelle società partecipate.
Il sindacato chiede anche una netta separazione tra gli interessi del socio pubblico e quelli del socio privato, per evitare intrecci che possano minare la credibilità della gestione o aprire la strada a scelte tariffarie non giustificate.
Parallelamente viene sollecitata un’accelerazione sull’approvazione degli atti fondamentali: Piano d’Ambito, piano economico-finanziario e sistema tariffario. Strumenti che devono essere costruiti con criteri di trasparenza e partecipazione, mettendo al centro qualità del servizio, investimenti sulle reti e tutela del lavoro.
“L’acqua è un diritto, non un affare”
“Se Sie intende davvero essere uno strumento al servizio del territorio, deve dimostrarlo con atti concreti”, sottolinea il sindacato. Serve aprire le scelte alla verifica pubblica, accettare il controllo degli organismi preposti e chiarire ogni possibile conflitto di interesse.
In caso contrario, avverte la Filctem Cgil Catania, diventa legittimo rimettere in discussione l’intero assetto dell’affidamento del servizio e valutare modelli di gestione più trasparenti ed efficienti.
La posta in gioco, ricordano, riguarda un diritto fondamentale. L’acqua non è una merce né un terreno di scontro tra equilibri societari. È un bene comune e chi è chiamato a gestirlo deve garantire competenza tecnica, responsabilità amministrativa e rigore etico.





















