PHOTO
“Condanniamo quanto emerso dall’inchiesta condotta dalla redazione del Tg3 Toscana su caporalato, gravi irregolarità contrattuali in grandi cantieri pubblici”. È primo commento del segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco a seguito del reportage ‘Fantasmi’ di Andrea Marotta, trasmesso ieri sera su Rai Tre su presunti episodi di caporalato nei cantieri di quattro grandi opere in Toscana.
“La vicenda, ricostruita attraverso documenti e testimonianze esclusive, - precisa Di Franco - descrive un sistema che avrebbe coinvolto circa sessanta operai stranieri impiegati da ditte in subappalto. Una storia che conferma quanto denunciamo da tempo soprattutto nei cantieri delle grandi opere in esecuzione nel Paese. Molto spesso si tratta di lavori sottoposti a protocolli di legalità, che se scrupolosamente applicati insieme alla sorveglianza del committente, dovrebbero garantire condizioni di regolarità”.
“Negli ultimi mesi abbiamo segnalato alle autorità competenti- aggiunge il segretario - molte situazioni di sfruttamento e irregolarità soprattutto di lavoratori migranti. In alcuni casi sono partite indagini specifiche su cui siamo molto fiduciosi e che hanno registrato una collaborazione importante fra la Fillea Cgil e gli organi inquirenti. Pertanto in questo sistema, il tema centrale riguarda il ruolo dei committenti, a partire da Rfi, Anas e le altre grandi stazioni appaltanti, che risultano completamente assenti. Non si possono millantare sistemi sofisticati di controllo e selezione degli operatori economici per poi invece riscontrare una situazione completamente fuori controllo”.
“Turni massacranti, nessun controllo della manodopera e buste paga farlocche – denuncia il segretario generale - che grazie a voci anomale non previste dalla legge e dal contratto, danno spazio alle manovre di caporali senza scrupoli in combutta con il personale delle singole aziende. Una doppia tassa di sfruttamento ormai quasi alla luce del sole. In questi cantieri i lavoratori spesso arrivano ad oltre 220 ore di lavoro al mese. Ovvero 800 ore all’anno di straordinario a fronte delle 250 ore previste dalla legge”.
Pertanto Di Franco ritiene necessario “un cambio di passo che inizi dal mettere al centro il valore dei protocolli di legalità nella misura in cui i costi siano realmente garantiti e riconosciuti già dalla fase di gara. Tempi stretti, carenza di manodopera e legge Bossi-Fini stanno difatti determinando una condizione di illegalità diffusa, che mette a rischio la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori presenti nei cantieri. Siamo quasi al calcolo dei margini effettivi basati sulla scelta delle varie opzioni di sfruttamento della manodopera”.
Infine conclude il segretario degli edili, “Non si ammette che il sistema, a fronte dei tanti problemi irrisolti a partire dalla qualità e dai costi effettivi dei progetti ormai, sta determinando un disequilibrio economico delle commesse che ci consegnerà la più grande stagione delle riserve/contenziosi”.






















